Dalle aule scolastiche di Manduria fino alla laguna di Venezia: gli studenti del Liceo De Sanctis-Galilei salgono sul podio nazionale grazie a un cortometraggio che indaga con coraggio e lucidità i meccanismi sottili della manipolazione relazionale. Il loro film, intitolato «Fiori di Plastica», ha vinto il primo premio nella categoria riservata alle scuole secondarie di secondo grado della terza edizione del concorso nazionale «Da uno sguardo: film di studentesse e studenti sulla violenza contro le donne».
La premiazione si è svolta venerdì 11 settembre nell'ambito della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in una cerimonia condotta dalla giornalista Rai Monica Giandotti. A ritirare il riconoscimento – composto da pergamena, targa e un assegno da 15.000 euro destinato al finanziamento di nuovi laboratori audiovisivi d'istituto – sono stati la dirigente scolastica Maria Maddalena Di Maglie e il regista e docente esperto Enzo Pisconti, insieme a una delegazione di ragazze e ragazzi dell'istituto pugliese.
La trama: riconoscere la trappola del controllo
Scritto e diretto da Enzo Pisconti con la fotografia di Giuseppe Mariggiò, Fiori di Plastica adotta il registro espressivo del thriller psicologico per raccontare l'ultima ora che precede la partenza della protagonista, Marta, in procinto di trasferirsi a Londra per studio. Quella che dovrebbe rappresentare una tappa fondamentale di crescita e indipendenza si trasforma progressivamente in un crescendo di tensione quando il fidanzato Luca rivela la sua vera natura: una dinamica relazionale incentrata sul possesso, sul ricatto emotivo e sul controllo asfissiante.
Attorno alla protagonista, i segnali d'allarme rischiano di passare inosservati o di venire scambiati per eccesso di premura e affetto. L'unico a cogliere la gravità della situazione è il fratello minore Matteo, che prima di uscire di casa affida alla sorella una lettera destinata ad aprirle gli occhi nel momento più delicato.
Sul palco veneziano, le parole degli interpreti hanno restituito il senso profondo dell'esperienza formativa. La studentessa Sara Lombardi, che veste i panni di Marta, ha ricordato quanto sia fondamentale «sapersi determinare anche quando è difficile, anche quando c’è qualcuno che cerca di limitarci, di invadere i nostri spazi, di superare i confini perfino del nostro corpo». Un concetto ribadito dal compagno Lorenzo Cosma (Matteo nel cortometraggio): «Bisogna sempre mostrare agli altri con sicurezza che siamo capaci, che ci sono degli spazi nostri, personali e che non bisogna invaderli».
I protagonisti e il laboratorio didattico
Il progetto è nato tra i banchi di scuola all'interno del percorso laboratoriale Edugame Lab, coordinato da Enzo Pisconti in qualità di docente esperto e da Ciro Buccoliero come docente tutor. L'iniziativa ha offerto agli alunni la possibilità di sperimentare l'intera filiera produttiva di un'opera audiovisiva, dalla scrittura alla recitazione, fino alla gestione tecnica del set.
- Sara Lombardi nel ruolo di Marta;
- Gabriele Dimaggio nei panni di Luca;
- Lorenzo Cosma nel ruolo di Matteo;
- Maria Pia Pichierri nel ruolo dell'amica Giulia;
- Ilaria Marzo nel ruolo di Chiara;
- Giuseppe Miccoli come voce fuori campo del padre.
Accanto agli attori, una squadra composta da studenti di diversi indirizzi e classi ha lavorato alle varie fasi della produzione: Elisa Bianco, Giulia Dinoi, Rocco Giammarino, Antonio Luciani, Leon Mattia Luciani, Francesca Zanzarella, Gone Rosy Ndiaye, Cristian Palummieri, Matteo Scorrano, Giorgia Pesare, Noemi Piccinni, Giovanni Giorgino e Martina Koni.
Il valore educativo del concorso ministeriale
Il concorso nazionale «Da uno sguardo» è promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito insieme al Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero della Cultura. L'obiettivo è quello di trasformare il linguaggio cinematografico in uno strumento di consapevolezza civile tra i banchi di scuola.
«Il titolo dell’opera ha un valore simbolico: ciò che appare bello e innocuo potrebbe rivelarsi ingannevole e pericoloso. La narrazione, intensa e ben costruita, evidenzia come gesti apparentemente affettuosi possano nascondere dinamiche di possesso e controllo e invita a riconoscere i segnali più sottili di una relazione insana».
Un traguardo che segna non solo un successo artistico, ma una testimonianza tangibile di come la scuola possa farsi laboratorio attivo di prevenzione e rispetto, fornendo ai più giovani le parole e le immagini per dare un nome alla violenza prima che sia troppo tardi.