Oltre ottomila bambine e bambini hanno partecipato alle attività extrascolastiche gratuite di «Settembre insieme», la misura sperimentale promossa dalla Regione Emilia-Romagna per supportare le famiglie nel periodo compreso tra la fine dei centri estivi e la ripresa ufficiale dell'anno scolastico. Il primo bilancio dell'iniziativa, presentato giovedì 10 settembre in conferenza stampa a Bologna dal presidente della Regione Michele de Pascale e dall'assessora alla Scuola e Politiche per l'infanzia Isabella Conti, traccia una partecipazione diffusa e fissa la tabella di marcia per rendere il servizio strutturale su tutto il territorio regionale a partire dal 2027.
I numeri della sperimentazione: adesioni e inclusione
Il progetto, avviato il 31 agosto e rimasto attivo fino alla vigilia della prima campanella, ha registrato 9.253 domande complessive e 8.005 presenze effettive di alunni delle scuole primarie. Tra i partecipanti figurano circa 600 bambine e bambini con disabilità (pari al 7,5% del totale), un dato che evidenzia la vocazione inclusiva dei percorsi educativi, sportivi, culturali e ricreativi allestiti all'interno dei plessi scolastici.
Nel complesso, la sperimentazione ha coinvolto 40 Comuni (ricompresi nelle 14 Agende trasformative urbane per lo sviluppo sostenibile - Atuss), appoggiandosi a 143 istituzioni scolastiche statali e 16 scuole paritarie. Le attività hanno garantito una presa in carico quotidiana e gratuita, offrendo spazi di socializzazione e crescita prima del rientro in classe.
I dati territoriali: come hanno risposto le province
L'affluenza si è distribuita su tutto il bacino regionale coinvolto.
- Bologna: 1.742 domande e 1.323 frequentanti;
- Modena: 1.545 domande e 890 partecipanti;
- Reggio Emilia: 743 domande e 730 frequentanti;
- Forlì: 763 domande e 755 partecipanti;
- Parma: 643 domande e 632 partecipanti;
- Ravenna: 645 domande e 598 partecipanti;
- Unione Terre d’Argine: 647 domande e 647 partecipanti;
- Nuovo Circondario Imolese: 476 domande e 445 partecipanti;
- Piacenza: 445 domande e 445 partecipanti;
- Unione della Bassa Romagna: 443 domande e 433 partecipanti;
- Unione della Romagna Faentina: 331 domande e 331 partecipanti;
- Rimini: 315 domande e 315 partecipanti;
- Area di Cesena: 265 domande e 265 partecipanti;
- Ferrara: 250 domande e 196 partecipanti.
Come precisato dalla Regione, le differenze tra territori riflettono anche le diverse scelte organizzative locali, inclusi i casi in cui i bandi comunali prevedevano la chiusura delle iscrizioni al raggiungimento del tetto massimo di posti disponibili.
Verso il 2027: il percorso per rendere la misura strutturale
L'obiettivo dichiarato dall'amministrazione regionale è trasformare questo primo banco di prova in una misura stabile, estendendola potenzialmente a tutti i 330 Comuni dell'Emilia-Romagna all'interno della futura legge regionale a sostegno della natalità e della genitorialità. Per calibrare l'offerta e correggere le criticità emerse.
- Da metà settembre: pubblicazione e diffusione di un questionario online indirizzato alle famiglie che hanno usufruito del servizio, utile a raccogliere valutazioni sull'esperienza e suggerimenti organizzativi;
- Nel mese di ottobre: svolgimento di tre focus group tematici con Comuni ed enti locali, rappresentanti del Terzo settore e istituzioni scolastiche, oltre al tavolo permanente con Anci e organizzazioni sindacali;
- Nel mese di novembre: momento pubblico di restituzione dei dati e delle indicazioni raccolte, propedeutico alla definizione dei criteri e del fabbisogno finanziario della misura per il 2027.
Tutti gli aggiornamenti e i dettagli ufficiali dell'iniziativa sono consultabili sul portale istituzionale della Regione Emilia-Romagna.




