Le serrande che si alzano, il rumore delle chiavi che girano nella toppa e, poco dopo, il vociare allegro di decine di bambini che riempie i corridoi solitamente silenziosi di fine estate. Negli istituti comprensivi del circondario imolese, la scuola non ha aspettato la metà di settembre per riaprire i battenti. Dagli ultimi giorni di agosto, infatti, le aule hanno ripreso a vivere grazie a un progetto sperimentale che sta offrendo a centinaia di famiglie un prezioso servizio di welfare e socialità.

Ma dietro i laboratori, i giochi e le attività didattiche che tengono impegnati i più piccoli, c’è un motore silenzioso e indispensabile senza il quale nulla di tutto questo sarebbe stato possibile: il personale ATA. Sono stati proprio i collaboratori scolastici, con la loro adesione volontaria, a garantire l'apertura, la sorveglianza e la chiusura dei plessi, dimostrando ancora una volta come questa componente del personale sia vitale per il funzionamento concreto della comunità scolastica.

Il ruolo decisivo dei collaboratori scolastici

La sperimentazione, voluta e finanziata dalla Regione Emilia-Romagna, prevede due settimane di attività extrascolastiche completamente gratuite per gli alunni dalla seconda alla prima media (in particolare dalla seconda alla quinta classe della scuola primaria). Il servizio si svolge dal lunedì al venerdì, coprendo il delicato periodo di transizione che precede l'avvio ufficiale delle lezioni.

Se la gestione dei laboratori educativi e delle attività ludiche è stata affidata a educatori professionisti, la fattibilità logistica dell'intera operazione è ricaduta sulle spalle del personale ATA. I collaboratori scolastici dei diversi istituti comprensivi coinvolti hanno scelto di aderire su base volontaria, accettando di rientrare in servizio con turni dedicati per presidiare gli edifici. Senza la loro disponibilità a garantire la sicurezza, la pulizia e la vigilanza dei locali, i cancelli non avrebbero potuto aprersi in anticipo rispetto al calendario scolastico ordinario.

I numeri della sperimentazione nel circondario imolese

L’iniziativa ha registrato un’ottima risposta sul territorio, confermando il forte interesse delle famiglie per soluzioni di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro in un periodo dell'anno tradizionalmente scoperto dai servizi estivi. Nel circondario imolese sono centinaia i bambini che stanno partecipando alle attività nei diversi plessi scolastici coinvolti.

Per finanziare questi laboratori sul territorio sono state stanziate importanti risorse regionali. Queste risorse hanno permesso di attivare una sinergia con il terzo settore locale: la gestione delle attività è stata infatti affidata a realtà associative e cooperative sociali del territorio che operano in stretta collaborazione con le istituzioni.

Su scala più ampia, il progetto regionale coinvolge migliaia di bambine e bambini in numerosi plessi scolastici distribuiti in vari Comuni dell'Emilia-Romagna, rappresentando un primo importante test per future politiche di estensione del tempo scuola.

I plessi coinvolti nel territorio

Le attività si stanno svolgendo in diversi plessi scolastici del circondario, coprendo diverse aree del territorio. Ecco nel dettaglio la mappa delle scuole aderenti:

  • Scuola primaria "Don Leo Commissari" di Bubano (IC 1 di Imola);
  • Scuola primaria "Campanella" (IC 4 di Imola);
  • Scuola primaria "Sante Zennaro";
  • Scuola primaria "Ponticelli";
  • Scuola primaria "Zavoli" di Borgo Tossignano (Istituto Comprensivo di Borgo Tossignano);
  • Scuola primaria "Zanardi" (Istituto Comprensivo di Medicina).

Questi dati testimoniano la capillarità della risposta territoriale, con un'adesione particolarmente significativa registrata al plesso "Campanella" di Imola, che ha visto una partecipazione molto elevata.

Un modello di scuola aperta e partecipata

L'esperienza imolese riaccende i riflettori sul dibattito relativo all'apertura delle scuole oltre l'orario scolastico e durante i mesi estivi. Troppo spesso gli istituti scolastici vengono percepiti come luoghi destinati esclusivamente alla didattica frontale, da chiudere rigidamente a giugno e riaprire a settembre. Questo progetto dimostra invece come le scuole possano trasformarsi in veri e propri centri di gravità permanente per le comunità locali.

La riuscita di questa sperimentazione dimostra che, quando le risorse pubbliche incontrano la progettualità del terzo settore e, soprattutto, la generosità e lo spirito di servizio del personale della scuola – in questo caso dei collaboratori scolastici ATA –, è possibile costruire risposte concrete ai bisogni dei cittadini. Un modello virtuoso che valorizza il ruolo sociale della scuola e di tutto il suo personale.