La ricercatrice che studia la fauna urbana
C’è una bambina di quattro anni che, davanti alle immagini di un film diventato cult come "Free Willy", decide che da grande salverà tutte le specie del mondo. Quel sogno, nato tra i banchi dell'infanzia e alimentato da una passione precoce per i nomi degli animali, è diventato oggi una realtà accademica e scientifica di alto profilo. Olivia Dondina è oggi una ricercatrice in Zoologia e rappresenta una delle voci più autorevoli nel monitoraggio della biodiversità metropolitana in Italia.
La sua storia non è solo quella di una carriera universitaria brillante, ma è il racconto di come le nostre città stiano cambiando volto, diventando rifugi inaspettati per specie che credevamo confinate nei boschi o nelle riserve naturali. Impegnata nel National Biodiversity Future Center (NBFC), il centro di ricerca nazionale sulla biodiversità finanziato dal PNRR, Dondina studia come la fauna selvatica si adatti al cemento, al rumore e, soprattutto, alle nuove sfide imposte dalla crisi climatica.
Oltre i luoghi comuni: Milano città selvatica
Nell'immaginario collettivo, la fauna urbana di una metropoli come Milano si riduce spesso a ratti, piccioni e scoiattoli grigi. La ricerca condotta da Olivia Dondina ribalta questa percezione. Attraverso modelli di distribuzione delle specie e studi sulla connettività ecologica, la ricercatrice ha documentato il ritorno di specie preziose che indicano un miglioramento della qualità ambientale in alcune aree specifiche.
Dondina spiega come gli interventi di ripristino ambientale stiano dando i loro frutti. Un esempio emblematico riguarda la valorizzazione di alcune aree verdi urbane, dove la creazione di habitat naturali e corridoi verdi ha permesso il reinsediamento di animali che non si vedevano da decenni. Tra questi spicca il moscardino, un piccolo roditore la cui presenza è un indicatore fondamentale della salute degli ecosistemi boschivi urbani.
La sfida del caldo estremo e il fenomeno dell'estivazione
Tuttavia, l'equilibrio è fragile. Le recenti stagioni, caratterizzate da temperature elevate e ondate di calore persistenti, hanno messo a dura prova la resistenza degli animali selvatici. Se le città offrono protezione dai predatori e temperature invernali più miti, il caldo estivo sta diventando un fattore di stress per molte specie.
Secondo le osservazioni della ricercatrice, alcune specie stanno sviluppando strategie di sopravvivenza sorprendenti. Il moscardino, ad esempio, ricorre all'estivazione: una condizione di torpore simile al letargo invernale, che permette all'animale di ridurre le funzioni corporee al minimo per far fronte al calore eccessivo. Ma non tutte le specie sono così resilienti. Se le temperature continueranno a salire, molti animali potrebbero essere costretti ad abbandonare i centri urbani per cercare rifugio in zone più fresche, vanificando parte degli sforzi di ripopolamento fatti finora.
I guardiani della notte e il declino dei ricci
Il lavoro di ricerca coordinato dal National Biodiversity Future Center si estende fino al cuore della metropoli lombarda. Tra i protagonisti di questo monitoraggio ci sono i pipistrelli, spesso visti con diffidenza ma fondamentali per l'equilibrio urbano. Questi piccoli mammiferi volanti sono infatti i principali controllori naturali della proliferazione degli insetti, comprese le zanzare.
La ricercatrice sottolinea l'importanza di tutelare questi animali e rivolge l'attenzione anche ai ricci, una specie che in tutta Europa sta subendo un declino e che necessita di politiche di protezione urgenti, anche all'interno dei giardini privati e dei parchi pubblici.
L'importanza della ricerca finanziata dal PNRR
L'attività di Olivia Dondina si inserisce nella cornice più ampia del National Biodiversity Future Center. Questo centro, nato grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ha l'obiettivo di monitorare, ripristinare e valorizzare la biodiversità italiana. La ricerca universitaria, in questo contesto, non resta chiusa nei laboratori ma si confronta con il territorio e dialoga con la pianificazione urbanistica.
Studiare la fauna urbana significa capire come costruire città più vivibili non solo per gli animali, ma anche per gli esseri umani. La presenza di specie diverse è il segno tangibile di un ambiente che respira, di corridoi verdi che funzionano e di una natura che, se aiutata, sa riprendersi i suoi spazi. La storia di Olivia Dondina ci ricorda che la tutela dell'ambiente inizia dalla conoscenza scientifica e si nutre della passione per la salvaguardia della biodiversità.
Cosa possiamo fare per la biodiversità urbana
- Creare micro-habitat: Anche un balcone fiorito con piante autoctone può attirare insetti impollinatori e piccoli uccelli.
- Rispettare i corridoi verdi: Non disturbare la fauna nelle aree protette dei parchi urbani, specialmente durante i periodi di riproduzione o di forte stress termico.




