In vista dell'avvio dell'anno scolastico 2026/2027, previsto a partire dal primo settembre, il rientro in aula rischia di essere segnato dall'emergenza climatica. La Federazione Lavoratori della Conoscenza (FLC CGIL), per bocca della segretaria generale Gianna Fracassi, ha chiesto esplicitamente di valutare il rinvio dell'inizio delle lezioni nei territori in cui le temperature eccessive rendono le aule scolastiche invivibili e insicure.

La presa di posizione del sindacato arriva proprio nel giorno in cui docenti e personale ATA tornano in servizio per i primi adempimenti amministrativi e i collegi dei docenti. Secondo la sigla sindacale, la tutela della salute e della sicurezza all'interno degli istituti deve avere la priorità assoluta, in linea con quanto previsto dal Decreto Legislativo 81/2008 (Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro).

L'allarme della Flc Cgil: "Aule invivibili"

"Se non ci sono le condizioni per rispettare il decreto 81 su salute e sicurezza e le temperature sono troppo alte in classe, non inizino le lezioni", ha dichiarato Gianna Fracassi all'agenzia ANSA. Come si legge nel comunicato ufficiale della FLC CGIL, la segretaria generale ha espresso forte preoccupazione per le condizioni logistiche di molti istituti italiani: "Non è possibile fare scuola a queste condizioni: hanno avuto tre mesi per fare dei lavori e non hanno fatto nulla. In alcuni territori è invivibile stare 5-6 ore in classe in 20-30 persone".

Il riferimento è alla cronica carenza di impianti di climatizzazione e alla mancanza di interventi strutturali di efficientamento termico negli edifici scolastici. Con il prolungarsi delle ondate di calore estive fino a settembre inoltrato, molte aule rischiano di trasformarsi in ambienti insalubri per gli alunni e per il personale.

"Ci sono delle ragioni che valgono per tutti, non solo per i canteri in mezzo alla strada", ha concluso Fracassi, sollecitando le istituzioni a prendere provvedimenti immediati. "Il tema c'è, scelgano le soluzioni che vogliono ma scelgano".

Cosa prevede la normativa sulle temperature a scuola?

Dal punto di vista strettamente normativo, il Decreto Legislativo 81/2008 non stabilisce una temperatura massima precisa al grado oltre la quale scatta l'obbligo di sospensione delle attività didattiche. Tuttavia, l'Allegato IV del testo di legge impone che la temperatura nei luoghi di lavoro sia "adeguata all'organismo umano", tenendo conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori.

Le linee guida tecniche dell'INAIL indicano come temperatura di comfort termico estivo nei luoghi di lavoro un valore compreso tra i 23°C e i 26°C. Quando le temperature interne superano costantemente i 30°C, in presenza di un tasso elevato di umidità e in aule affollate, la permanenza prolungata può configurare un rischio concreto per la salute dei dipendenti (docenti e ATA) e degli studenti, che ai fini della sicurezza sono equiparati ai lavoratori durante l'orario scolastico.

Chi ha il potere di rinviare l'inizio delle lezioni?

La definizione del calendario scolastico e della data di inizio delle lezioni spetta alle singole Regioni, che deliberano le date di avvio e di fine delle attività didattiche entro la primavera precedente. Tuttavia, sul piano locale, i sindaci e i prefetti mantengono il potere di emettere ordinanze contingibili e urgenti per la sospensione delle lezioni o la chiusura temporanea dei plessi scolastici per motivi di igiene, salute pubblica o sicurezza, incluse le emergenze climatiche legate alle ondate di calore eccezionali.

Nei primi giorni di settembre, le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) e i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) all'interno delle scuole possono monitorare le condizioni microclimatiche dei locali. In caso di criticità termiche evidenti, è possibile segnalare formalmente la situazione al Dirigente Scolastico. Quest'ultimo, in qualità di datore di lavoro, ha l'obbligo di valutare i rischi e può sollecitare l'ente locale proprietario dell'immobile (Comune o Provincia) per interventi d'urgenza o valutare, d'intesa con gli organi collegiali, un adattamento temporaneo dell'orario delle attività.