Un video breve, nitido, capace di dire "no" senza esitazioni. Un giovane studente di Termoli ha scelto il linguaggio delle immagini per raccontare cosa significa subire la prepotenza dei propri pari e quanto il web possa amplificare l'isolamento. Proprio quel filmato è diventato il punto di partenza per un momento di riflessione corale a Campomarino, dove studenti, genitori, docenti e rappresentanti delle istituzioni si sono seduti allo stesso tavolo per parlare di prevenzione, cyberbullismo e cura delle vittime.
L'iniziativa, ospitata negli spazi di Palazzo Norante a Campomarino e ampiamente documentata nei servizi della TGR Rai Molise, ha messo al centro la necessità di fare rete sul territorio molisano, dimostrando come la lotta al bullismo non possa rimanere confinata nelle sole aule scolastiche, ma debba coinvolgere attivamente l'intera comunità educante.
La scuola in prima linea e la forza della prevenzione
Durante l'incontro a Campomarino, l'attenzione si è concentrata sulle strategie operative con cui il sistema scolastico affronta quotidianamente queste dinamiche. Maria Chimisso, a capo dell'Ufficio Scolastico Regionale per il Molise, ha sottolineato l'importanza del ruolo affidato alle scuole nell'intercettare precocemente i segnali di disagio.
La prevenzione passa prima di tutto dalla sensibilizzazione e dalla capacità di smuovere le coscienze delle ragazze e dei ragazzi. In questo contesto, l'Italia si avvale di strumenti normativi tra i più strutturati a livello europeo per il contrasto al bullismo e al cyberbullismo, che consentono alle istituzioni scolastiche di attivare protocolli tempestivi di intervento, monitoraggio e mediazione non appena si verificano episodi a rischio.
Il lavoro diffuso sul territorio punta a creare ambienti di apprendimento in cui la segnalazione del sopruso non sia vista come una delazione, ma come un gesto di responsabilità e tutela reciproca tra studenti.
Cyberbullismo e ferite invisibili: il supporto psicologico
Un passaggio centrale del dibattito ha riguardato le forme meno visibili, ma ugualmente devastanti, della violenza tra giovani. Se l'aggressione fisica lascia segni immediati, gli insulti sistematici, le offese ripetute e la gogna mediatica alimentata dai social network scavano ferite profonde nel benessere emotivo delle vittime.
Nel corso del confronto, la psicologa e psicoterapeuta Antonella Petrella ha richiamato l'attenzione sull'impatto psicologico dell'odio online. Il fenomeno del cyberbullismo persegue i ragazzi anche dentro le mura domestiche, annullando quello spazio sicuro che un tempo la casa rappresentava al termine dell'orario scolastico.
In questi scenari, il ricorso alla psicoterapia e all'assistenza psicologica specializzata diventa uno strumento fondamentale. Non si tratta soltanto di interrompere la condotta lesiva, ma di prendere in carico chi ha subito l'attacco, aiutandolo a ricostruire l'autostima e a rielaborare il trauma subito.
Il ruolo della famiglia nel patto educativo
L'evento di Campomarino ha ribadito con chiarezza che la scuola non può agire in solitudine. L'alleanza con le famiglie rappresenta l'anello determinante di qualsiasi strategia di contrasto al bullismo.
I valori fondamentali, a partire dal rispetto reciproco, dall'empatia e dal valore della diversità, vengono interiorizzati in primo luogo nell'ambiente familiare. Non è possibile delegare esclusivamente alle aule scolastiche il compito dell'educazione affettiva e relazionale.
Un dialogo costante tra genitori e figli, accompagnato da una vigilanza consapevole sull'uso delle tecnologie e dei social media, costituisce il primo argine difensivo contro la diffusione di comportamenti prevaricatori. Quando scuola e famiglia condividono gli stessi principi e collaborano in modo trasparente, la comunità diventa in grado di proteggere efficacemente i propri giovani e di guidarli verso un uso responsabile e proficuo della rete.




