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Scuola

Professor Manni, gli studenti in piazza contro il pensionamento

29 agosto 2026 di Francesco Perrone

In una calda mattina di metà agosto, i cancelli del Liceo Scientifico Statale Leonardo di Brescia sono diventati il palcoscenico di una protesta insolita, intrisa di gratitudine e determinazione. Non erano i precari a manifestare per una stabilizzazione, né i sindacati per il rinnovo contrattuale. In piazza c'erano loro: gli ex studenti, dai neodiplomati ai professionisti cinquantenni, uniti per chiedere che il loro professore, Franco Manni, non venga mandato in pensione contro la sua volontà.

La vicenda del professor Manni, docente di Storia e Filosofia stimato per la sua profonda cultura e la capacità di dialogare con le giovani generazioni, è diventata il simbolo di una frizione normativa che scuote il mondo della scuola proprio alla vigilia del nuovo anno scolastico. Al centro della contesa c'è il decreto di collocamento a riposo d'ufficio che, dal prossimo 1° settembre, dovrebbe allontanare Manni dalla cattedra che occupa dal 1986.

"O capitano, mio capitano": il flash mob ispirato al cinema

Lunedì 17 agosto scorso, alle 10:30, un gruppo nutrito di amici ed ex alunni si è ritrovato davanti all'istituto bresciano per un flash mob ispirato a "L’attimo fuggente". Un richiamo potente alla figura del professor Keating, per sottolineare come l'insegnamento non sia solo una questione di anzianità anagrafica, ma di passione e competenza ancora vive.

Gli ex studenti hanno inviato una lettera accorata al Ministero dell’Istruzione e del Merito per esprimere il proprio disappunto. Nelle righe scritte ai vertici di Viale Trastevere, descrivono il rischio di vedere competenze ed esperienze decennali «accantonate come scarpe rotte». La loro tesi è semplice quanto radicale: in un momento di crisi demografica e carenza di vocazioni pedagogiche, privare la scuola di un docente che desidera continuare a insegnare è un danno per l'intero sistema educativo.

La battaglia legale e il nodo della Legge di Bilancio

Franco Manni, 67 anni, laureato alla prestigiosa Scuola Normale Superiore di Pisa, non ha accettato passivamente il provvedimento. La sua opposizione si fonda su un'interpretazione della Legge di Bilancio 2025, che ha introdotto per le pubbliche amministrazioni la possibilità di trattenere in servizio i dipendenti fino ai 70 anni, su base volontaria e previa valutazione delle esigenze organizzative.

Tuttavia, l'applicazione di questa norma al comparto scuola si è rivelata un terreno minato:

L'udienza del 19 agosto e l'attesa del verdetto

L'ultimo atto di questa complessa partita giuridica si è consumato lo scorso mercoledì 19 agosto, con l'udienza davanti al Collegio del Tribunale del Lavoro di Brescia per discutere il reclamo presentato dal docente. Manni ha ribadito la sua posizione, definendo anacronistico il concetto di "pensione di vecchiaia" — termine risalente a testi unici degli anni '50 — in un'epoca in cui l'aspettativa di vita e l'efficienza intellettuale consentono di operare ben oltre i limiti fissati decenni fa.

Il professore ha spesso ricordato come l'Italia sia tra i pochissimi Paesi occidentali a imporre una cessazione così rigida del rapporto di lavoro nell'istruzione pubblica a 67 anni, senza considerare il valore aggiunto che un docente esperto può offrire non solo agli studenti, ma anche ai colleghi più giovani in termini di tutoraggio.

Cosa cambia per il personale della scuola?

Il caso Manni non è isolato, ma rappresenta la punta dell'iceberg di una questione che riguarda migliaia di docenti e personale ATA. Sebbene la normativa generale della Pubblica Amministrazione stia andando verso una maggiore flessibilità in uscita per contrastare la perdita di know-how, il Ministero dell'Istruzione (consultabile per gli avvisi ufficiali su mim.gov.it) mantiene solitamente criteri più rigidi legati alla programmazione degli organici e alla mobilità nazionale.

Al momento, la decisione dei giudici bresciani sul reclamo di Manni è attesa con estremo interesse. Una sentenza favorevole al docente potrebbe aprire la strada a numerosi altri ricorsi, mettendo in discussione la prassi del pensionamento d'ufficio per limiti di età laddove vi sia una chiara volontà del dipendente di restare e un'assenza di pregiudizio per l'organizzazione scolastica.

Mentre le lancette corrono verso il 1° settembre, data ufficiale di inizio dell'anno scolastico 2026/2027, la comunità del Liceo Leonardo resta col fiato sospeso. Per gli studenti, la permanenza del professor Manni non è solo una questione di codici e commi, ma il riconoscimento di un merito che, a loro avviso, non può scadere per un dato anagrafico.

Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito brescia.corriere.it.

Tags: cronaca docenti brescia
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