Non c’è alcun taglio ai fondi per gli asili nido e la scuola dell’infanzia, ma al contrario un incremento delle risorse nazionali che salgono a 288,8 milioni di euro per il 2026. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) interviene con fermezza per fare chiarezza e smentire le indiscrezioni di stampa relative a un presunto dimezzamento dei finanziamenti destinati alla fascia di età 0-6 anni.
La precisazione giunge attraverso una nota ufficiale del Ministero dell'Istruzione e del Merito firmata da Carmela Palumbo (Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione) e Simona Montesarchio (Capo Dipartimento per le risorse, l’organizzazione e l’innovazione digitale). Il documento risponde punto su punto alle polemiche sollevate ieri, mercoledì 26 agosto, circa una presunta riduzione di 193 milioni di euro per i servizi all'infanzia.
I numeri reali del Fondo nazionale 0-6
La struttura tecnica del Ministero ha voluto ristabilire la realtà dei fatti fornendo i dati contabili relativi al Fondo nazionale per il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni. Le cifre smentiscono l'ipotesi di un ridimensionamento delle risorse:
- Anno 2025: 275.709.896 euro stanziati;
- Anno 2026: 288.800.000 euro stanziati (con un incremento netto di circa 13 milioni di euro);
- Anni 2027 e 2028: previsto un ulteriore incremento di 2 milioni di euro per ciascuna annualità.
Il Ministero chiarisce inoltre che la rimodulazione di 29 milioni di euro risponde a una valorizzazione del criterio legato agli utenti dei servizi educativi già attivati sul territorio, venendo incontro alle richieste degli enti locali. Il Fondo nazionale 0-6, infatti, non ha il compito istituzionale di "aprire nuovi nidi dove mancano" – obiettivo per il quale esistono canali di finanziamento dedicati, come il Fondo speciale per l’equità del livello dei servizi (FESL) – ma serve a sostenere la gestione ordinaria e a qualificare l'offerta dei servizi già attivi.
La smentita sulle scelte politiche: "Lavoro condiviso con ANCI e Regioni"
Un altro punto centrale del chiarimento ministeriale riguarda la genesi della proposta di riparto delle risorse. Il Ministero sottolinea che il Piano non è il frutto di una decisione politica calata dall'alto, bensì l'esito di un'istruttoria tecnica condotta da un gruppo di lavoro paritetico. Questo tavolo è composto da rappresentanti dello stesso MIM, del Coordinamento delle Regioni e dell'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani).
L'obiettivo del lavoro comune è stato quello di accogliere le richieste degli enti territoriali, che necessitano di risorse proporzionate alle spese effettivamente sostenute per la gestione dei servizi, cresciute negli ultimi anni anche in virtù dei nuovi posti attivati attraverso i progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). L'iter del provvedimento, precisa il Ministero, è ancora in fase istruttoria e i contenuti definitivi saranno sanciti formamente solo in sede di Conferenza Unificata.
La regola sulla decadenza dei fondi non spesi
La nota ministeriale risponde anche alle critiche relative al meccanismo di decadenza della quota perequativa per le Regioni che non programmano le risorse entro i termini stabiliti, rigettando l'accusa di voler "punire i territori".
Il Ministero ricorda che tale clausola di decadenza non è una novità introdotta dall'attuale amministrazione. Era già espressamente prevista nel Piano d'azione nazionale pluriennale per il quinquennio 2021-2025 approvato dal precedente esecutivo. L'obiettivo della norma, spiega il MIM, non è sanzionatorio ma risponde a un principio di efficienza della spesa pubblica: evitare che ingenti risorse statali rimangano bloccate nei bilanci regionali anziché essere trasferite ai Comuni per l'erogazione dei servizi alle famiglie.
Gli investimenti complessivi per la prima infanzia
A corredo dei chiarimenti sul Fondo nazionale, il Ministero ha ricordato il quadro complessivo degli investimenti attualmente in atto per il potenziamento delle infrastrutture destinate alla fascia 0-6 anni. Oltre ai fondi previsti dal PNRR, sono stati stanziati circa 2 miliardi di euro di risorse nazionali aggiuntive per la costruzione e la messa in sicurezza degli asili, con l'obiettivo di favorire la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro e sostenere l'occupazione femminile.
A questi si aggiungono ulteriori 181 milioni di euro destinati all'acquisto di arredi innovativi per le scuole dell'infanzia e i nidi. Secondo le stime ministeriali, l'insieme di questi interventi ha già permesso di superare l'obiettivo europeo di Barcellona, che richiede una copertura del servizio per almeno il 33% dei bambini sotto i tre anni: con gli ultimi posti attivati, la copertura stimata a livello nazionale si attesta oggi a oltre il 36%.




