Oltre 200 vertenze giudiziarie promosse da docenti e personale ATA contro il Ministero dell'Istruzione e del Merito testimoniano una profonda disparità di trattamento economico e normativo tra personale di ruolo e personale a tempo determinato. A rendere noti i dati sulle azioni legali intraprese in provincia di Grosseto è la struttura territoriale della FLC CGIL di Grosseto, che sta assistendo i lavoratori della scuola per il recupero delle spettanze stipendiali negate.
I ricorsi vertono principalmente sul mancato riconoscimento del bonus aggiornamento per gli insegnanti senza contratto a tempo indeterminato, sulla retribuzione accessoria per le supplenze brevi, sul rimborso delle ferie non fruite e sulla reiterazione abusiva dei contratti a termine.
I quattro filoni principali delle azioni legali
Le vertenze pendenti presso le sedi giudiziarie competenti riflettono l'estensione del contenzioso contabile e lavoristico nel comparto scuola:
- Carta del docente (183 posizioni aperte): rappresenta il filone di gran lunga più numeroso. Molti procedimenti hanno già superato la fase del giudizio di merito e necessitano ora del ricorso al TAR per il giudizio di ottemperanza, a causa dei ritardi da parte del Ministero nell'erogazione concreta dei 500 euro annuali spettanti ai supplenti.
- Retribuzione Professionale Docenti (RPD) e Compenso Individuale Accessorio (CIA) (26 vertenze): riguardano la richiesta di pagamento dell'emolumento accessorio per i supplenti con contratti brevi e saltuari, esclusi dal beneficio stipendiale mensile spettante al restante personale.
- Monetizzazione delle ferie non godute (15 vertenze): relative ai supplenti annuali o fino al termine delle attività didattiche a cui non è stato liquidato l'indennizzo per i giorni di ferie maturate e non fruite durante lo svolgimento del servizio.
- Abuso dei contratti a termine oltre i 36 mesi (12 vertenze): impugnative fondate sulla violazione della direttiva europea sul lavoro a tempo determinato, dirette a ottenere il risarcimento del danno per la reiterazione illegittima delle supplenze senza una stabilizzazione del rapporto di lavoro.
Dignità professionale e parità di trattamento
Come sottolineato da Alessandra Vegni, segretaria generale della FLC CGIL Grosseto, le azioni giudiziarie intraprese non hanno come unico obiettivo il recupero delle somme spettanti ai singoli dipendenti, ma rappresentano una battaglia a tutela della dignità del lavoro precario nella scuola. Chi svolge le medesime mansioni, sostiene la medesima responsabilità educativa ed è soggetto ai medesimi carichi di lavoro deve poter godere delle stesse garanzie retributive del personale stabilizzato.
Il fenomeno dei ricorsi individuali e collettivi continua così a pesare sulle strutture amministrative dell'amministrazione scolastica e sulle casse dello Stato, a fronte dell'oramai consolidata giurisprudenza di merito, di legittimità e comunitaria che riconosce il diritto dei precari all'equiparazione retributiva.
Cosa fare per tutelare i propri diritti
Per i docenti e il personale ATA precari con contratti a tempo determinato (annuali, fino al 30 giugno o per supplenze brevi) che intHook intendano verificare la propria posizione contributiva o retributiva, è opportuno considerare le seguenti indicazioni operative:
- Conservare la documentazione di servizio: è fondamentale custodire tutti i contratti di lavoro individuali, i cedolini dello stipendio relativi alle supplenze effettuate e le dichiarazioni di servizio.
- Verificare i termini di prescrizione: i crediti da lavoro nei confronti dell'amministrazione pubblica si prescrivono di norma in 5 anni; è quindi necessario intervenire tempestivamente con atti di interruzione della prescrizione o con il ricorso giudiziale.
- Rivolgersi alle organizzazioni sindacali: il personale interessato a verificare l'esistenza dei requisiti per il recupero di Carta docente, RPD/CIA o ferie può rivolgersi agli sportelli legali delle sigle sindacali del proprio territorio.