A dieci anni dal devastante terremoto del Centro Italia del 2016, l'edilizia scolastica dell'area del cratere si trova ancora in una fase fortemente incompleta. Tra plessi trasferiti, moduli provvisori ed edifici storici non ancora riaperti, migliaia di studenti e docenti vivono quotidianamente gli strascichi di una ricostruzione pubblica proceduta per anni a rilento, ostacolata anche dalla difficoltà di consultare dati omogenei e trasparenti sullo stato reale dei cantieri.
A sollevare il caso è l'ultimo monitoraggio diffuso da ActionAid, che mette in luce come l'accesso alle informazioni sui singoli interventi resti frammentato ed esposto a continue discrepanze tra i database ufficiali e lo stato effettivo delle opere sul territorio.
Dati frammentati e cantieri in ritardo: l'allarme di ActionAid
Secondo le analisi condotte dall'organizzazione sulla base dei dataset messi a disposizione dalla Struttura commissariale, al 30 aprile 2025 nei 44 Comuni maggiormente colpiti dal terremoto il 59% degli interventi scolastici non aveva ancora visto l'avvio formale dei lavori. Un arco temporale che, prima dell'apertura effettiva dei cantieri, vede i Comuni attendere in media circa 5,5 anni solo per l'iter burocratico e di progettazione.
Katia Scannavini, co-segretaria generale di ActionAid, ha sottolineato come la ricostruzione sconti da anni l'assenza di uno strumento unico e aperto che permetta a cittadini e comunità scolastiche di monitorare l'avanzamento dei progetti. La trasmissione dei dati da parte degli organi competenti è avvenuta in più riprese tra giugno e luglio 2026, rivelando tuttavia incongruenze nel tracciamento dei Codici Unici di Progetto (CUP).
Tra i casi emblematici citati nel report figurano:
- Liceo "Filelfo" di Tolentino: con un CUP generato nel 2019, la banca dati posiziona l'opera in fase antecedente all'inizio dei lavori, mentre la struttura commissariale indica il cantiere come già avviato con il getto delle fondamenta.
- Polo scolastico di Via Roma a San Ginesio: per l'opera, dotata di uno stanziamento di 16 milioni di euro e con un codice di progetto attivato quasi nove anni fa, i dati territoriali mostravano ancora il blocco della partenza dei lavori.
- Scuola dell'infanzia "Leopardi" di Sarnano: indicata dal monitoraggio civico come non ancora avviata, risulta invece riqualificata e resa agibile dall'amministrazione straordinaria grazie ai fondi forniti dalla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia.
- Istituto "Luzio" di San Severino Marche: l'iter presenta una convergenza tra le parti, con l'approvazione del progetto esecutivo e la prossima indizione della gara d'appalto.
La versione della struttura commissariale: "Accelerazione dal 2023"
Di diverso avviso è il commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli, che rivendica una netta svolta impressa alle procedure negli ultimi tre anni. Su un totale di 459 interventi necessari per il ripristino e la messa in sicurezza delle aule scolastiche nelle quattro regioni coinvolte (Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo), dal 2023 a oggi sono stati autorizzati 200 ordini di attivazione, lo strumento formale che dà il via libera all'avvio dei cantieri.
Resta tuttavia condivisa la constatazione che tra il 2016 e il 2022 la macchina burocratica abbia marciato a rilento, accumulando ritardi strutturali che pesano tuttora sulla continuità didattica delle zone interne.
Il nodo dei fondi privati e il caso di Amatrice
L'esperienza di questi dieci anni dimostra come i tempi di realizzazione si siano drasticamente ridotti soltanto nei casi in cui l'intervento pubblico è stato affiancato o sostituito dal finanziamento privato. Il caso simbolo è quello dell'Istituto omnicomprensivo "Sergio Marchionne" di Amatrice, ricostruito in circa tre anni grazie a una donazione privata.
Nonostante la presenza di spazi moderni, palestre ed elementi d'allavanguardia descritti dal personale docente dell'istituto (come ricordato dalla professoressa Daniela Pirri), il sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi, evidenzia come l'urgenza dell'opera abbia generato criticità a lungo termine, tra infiltrazioni d'acqua e consistenti costi di manutenzione ordinaria e straordinaria. A ciò si aggiunge lo spopolamento dell'area, che ha portato alla perdita di circa cento studenti negli anni successivi al sisma.
Cosa cambia per le comunità scolastiche dei territori colpiti
La situazione delle scuole del cratere riflette l'urgenza di completare non solo la fase di progettazione, ma anche la reale fruibilità degli spazi didattici. Per il personale docente, per gli alunni e per le famiglie residenti nei Comuni del sisma, il quadro attuale comporta ancora:
- Spostamenti e sedi provvisorie: molte classi restano dislocate in plessi di altri Comuni o all'interno di strutture temporanee ed edilizia modulare.
- Difficoltà di programmazione a lungo termine: l'incertezza sui tempi di consegna delle sedi storiche ostacola la stabilizzazione delle iscrizioni e l'offerta formativa locale.
- Necessità di trasparenza: le comunità territoriali chiedono l'accesso a piattaforme pubbliche con dati aggiornati e verificabili per seguire l'avanzamento dei lavori nei singoli municipi.
Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito ilfattoquotidiano.it.




