Soltanto il 32% dei futuri insegnanti della scuola dell’infanzia e della primaria riceve una preparazione accademica specifica in materia di promozione della salute e prevenzione delle malattie. È il dato centrale che emerge da uno studio condotto dall’Università degli Studi di Udine in collaborazione con l’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale (Asufc), incentrato sulla presenza della sanità pubblica nei percorsi universitari che abilitano all'insegnamento con i più piccoli.

L'indagine, dal titolo "L’istruzione accademica degli insegnanti italiani nei servizi per l’infanzia include la salute pubblica? Un’analisi dei programmi universitari italiani", ha preso in esame l'offerta formativa dell'anno accademico 2023-2024. I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Annali di igiene, rappresentano la prima analisi nazionale sul grado di recepimento delle raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) relative alle funzioni essenziali di sanità pubblica nell'istruzione dei docenti.

Solo 14 atenei italiani su 37 prevedono un insegnamento dedicato

I dati raccolti dai ricercatori dell'ateneo friulano mettono in luce un vuoto formativo diffuso a livello nazionale. Sui 37 atenei italiani che erogano il corso di laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della formazione primaria, soltanto 14 prevedono un insegnamento specifico inserito nel settore dell'igiene e della sanità pubblica.

Oltre al dato complessivo sulla presenza dei corsi, la ricerca evidenzia una profonda disparità tra le diverse tematiche affrontate nei moduli didattici attivi:

  • Malattie infettive e vaccini: inseriti nel 92% dei programmi analizzati;
  • Salute mentale infantile: tema quasi completamente assente dai programmi universitari;
  • Igiene orale e gestione delle emergenze sanitari a scuola: argomenti ad oggi perlopiù ignorati nelle aule accademiche.

Il quadro pediatrico in Italia e il ruolo della scuola

Il deficit formativo rilevato dallo studio si scontra con una situazione della salute infantile sul territorio nazionale che richiede interventi precoci ed efficaci. Secondo i dati epidemiologici citati nella ricerca, nel 2023 in Italia quasi il 19% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni risultava in sovrappeso, mentre circa il 10% soffriva di obesità. Inoltre, il 45% dei bambini in quella fascia d'età trascorreva quotidianamente più di due ore davanti agli schermi televisivi o digitali.

Essendo i primissimi anni di vita fondamentali per la strutturazione di stili di vita e abitudini sani, il ruolo del corpo docente diventa cruciale non solo sul piano didattico, ma anche su quello socio-sanitario.

«Gli educatori e gli insegnanti sono veri e propri “agenti di salute pubblica”, come definiti dall’Organizzazione mondiale della sanità», spiega la professoressa Francesca Zanon, coordinatrice del corso di laurea in Scienze della formazione primaria all'Università di Udine. «Se adeguatamente preparati fin dai banchi universitari, possono affiancare le famiglie nel guidare le nuove generazioni verso scelte e comportamenti più sani e consapevoli».

L'appello per rendere l'igiene insegnamento obbligatorio

La ricerca è stata sviluppata dai Dipartimenti di Medicina e di Lingue e letterature, comunicazione, formazione e società dell'ateneo udinese, con la firma dei ricercatori e docenti Olivia Giulia Bianca Vacchi, Beatrice Favero, Marco Driutti, Francesca Zanon, Federico Romanese, Luca Arnoldo, Silvio Brusaferro e Laura Brunelli.

Dall'analisi emerge un chiaro auspicio nei confronti delle istituzioni e dei ministeri competenti per una revisione delle classi di laurea e dei piani di studio accademici destinati ai futuri maestri.

Come sottolinea la ricercatrice Laura Brunelli, gli esiti dell'indagine costituiscono «un appello perché i temi della salute pubblica diventino un insegnamento obbligatorio e strutturato nel percorso accademico di chi lavorerà nei servizi per l’infanzia. Insegnanti formati in quest’ambito non solo prevengono la diffusione di infezioni in classe, ma educano i bambini a mangiare, giocare e vivere in modo sano e sostenibile, migliorando le interazioni tra scuola, famiglie e servizi sanitari a beneficio dell'intera comunità».

Per consultare i dettagli dello studio e la nota diffusa dall'ateneo è possibile accedere al portale dell'Università degli Studi di Udine.