L’abbandono scolastico precoce in Italia si attesta ormai attorno alla soglia del 10%, una percentuale che evidenzia progressi rispetto al passato ma che conferma ancora l'esistenza di sacche profonde di disagio educativo, in particolare in alcuni territori. Commentando la situazione alla metà di agosto 2026, il sindacato SAB (Sindacato Autonomo di Base) è intervenuto con una nota ufficiale sollecitando il Governo e il Ministero dell'Istruzione e del Merito a programmare investimenti strutturali e permanenti per il sistema d'istruzione, superando la logica degli interventi d'emergenza o legati a progetti a termine.

Come sottolineato dal comunicato diffuso dal sindacato SAB, la lotta alla dispersione scolastica implicita ed esplicita rappresenta una sfida prioritaria non solo per il sistema d'istruzione, ma per la tenuta socio-economica dell'intero Paese.

Le proposte chiave: tempo pieno e continuità didattica

Per contrastare efficacemente il fenomeno dell'abbandono precoce degli studi, l'organizzazione sindacale individua alcuni pilastri fondamentali sui quali concentrare le risorse economiche nei prossimi provvedimenti di bilancio:

  • Rafforzamento ed estensione del tempo pieno: garantire l'ampliamento dell'orario scolastico fin dalla scuola primaria e secondaria di primo grado, garantendo il servizio mensa e l'apertura delle strutture anche nelle ore pomeridiane, soprattutto nelle aree socio-economicamente fragili e nei contesti periferici;
  • Stabilizzazione dell'organico e continuità didattica: ridurre la precarietà del personale docente e ATA per offrire agli studenti figure di riferimento stabili nel corso degli anni, elemento ritenuto decisivo per prevenire il disinteresse e il disagio scolastico;
  • Presidio psicopedagogico nelle scuole: istituzionalizzare la presenza di équipe multidisciplinari composte da psicologi, pedagogisti ed educatori professionali per intercettare precocemente i segnali di sofferenza emotiva o relazionale prima che sfocino nell'abbandono definitivo.

Contrasto alle "classi pollaio" e risorse oltre il PNRR

Un altro snodo cruciale evidenziato dal sindacato riguarda il sovraffollamento delle aule. La presenza di un numero elevato di alunni per classe limita la possibilità per gli insegnanti di svolgere una didattica personalizzata e di dedicare la necessaria attenzione agli studenti con maggiori difficoltà di apprendimento o a rischio di emarginazione.

Secondo il SAB, pur apprezzando i finanziamenti mobilitati negli ultimi anni mediante il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per il contrasto alla dispersione, occorre evitare che le azioni formative si esauriscano con il termine dei singoli progetti. Risulta fondamentale trasformare tali sperimentazioni in misure ordinarie inserite nel Fondo di Finanziamento Ordinario delle istituzioni scolastiche.

Obiettivi europei e divari territoriali

A livello europeo, l'obiettivo fissato dal Consiglio dell'Unione Europea prevede di ridurre il tasso di abbandono scolastico precoce al di sotto della soglia del 9% entro il 2030. L'Italia ha compiuto significativi passi in avanti nell'ultimo decennio, riducendo la quota complessiva di giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandonano gli studi senza aver conseguito un diploma o una qualifica professionale.

Tuttavia, come confermano periodicamente le rilevazioni nazionali e i report statistici, permangono marcate differenze territoriali tra il Nord e il Mezzogiorno, oltre a una marcata spaccatura tra aree metropolitane servite e zone interne rurali. In vista della riapertura dei cancelli scolastici per l'anno scolastico 2026/2027, le rappresentanze dei lavoratori chiedono dunque che il tema delle risorse alla scuola torni al centro dell'agenda politica e legislativa nazionale.