Edilizia scolastica da rinnovare con urgenza, organici insufficienti nelle aree interne e una gestione del sostegno che continua ad appoggiarsi in modo massiccio sulle supplenze annuali: sono questi i nodi strutturali che frenano il sistema scolastico nel Mezzogiorno. A fare il quadro della situazione è il segretario generale della UIL Scuola RUA, Giuseppe D’Aprile, in un’intervista rilasciata a L’Economia del Corriere del Mezzogiorno.

Al centro dell'analisi c'è il divario territoriale che rischia di compromettere la continuità didattica e il diritto allo studio degli studenti del Sud e delle Isole, a partire dalle condizioni materiali in cui versano i plessi scolastici.

Edilizia scolastica: interventi urgenti in quasi la metà degli istituti

Il primo fattore critico evidenziato riguarda la sicurezza e la manutenzione delle strutture. I dati richiamati dal sindacato delineano un quadro preoccupante: nel Mezzogiorno il 45,2% degli edifici scolastici necessita di interventi urgenti, una quota che sale al 54,2% nelle Isole.

«Lo stato reale degli edifici deve essere pubblico e accessibile a tutti. L’intreccio di competenze tra Ministero ed enti proprietari rallenta gli interventi, va superato».

Sostegno: la richiesta di stabilizzare 80 mila cattedre

Un altro capitolo centrale dell'intervento riguarda l'inclusione scolastica e l'assegnazione dei docenti di sostegno. Sebbene nel Mezzogiorno venga garantito in media un numero elevato di ore di supporto per ciascun alunno con disabilità, la gestione del personale continua a reggersi su una percentuale rilevante di posti in deroga, assegnati a tempo determinato anziché tramite assunzioni stabili.

  • Trasformazione di almeno 80 mila posti dall'organico di fatto all'organico di diritto, per consentire immissioni in ruolo e garantire continuità didattica;
  • Riprogrammazione dei percorsi TFA Sostegno, calibrando i posti banditi dalle università sull'effettivo fabbisogno dei singoli territori.

Aree interne e dimensionamento: servono parametri ad hoc

L'impatto del calo demografico e dello spopolamento nelle aree interne rappresenta un'ulteriore minaccia per i plessi dei piccoli comuni. Applicare alle comunità montane o periferiche gli stessi criteri numerici previsti per i grandi centri urbani produce, come conseguenza diretta, la chiusura delle classi e la perdita di presidi formativi essenziali.

Per salvaguardare la presenza della scuola nei territori più isolati, la UIL Scuola chiede interventi mirati: classi con un numero ridotto di alunni, potenziamento degli organici docenti e ATA, oltre a fondi dedicati a servizi essenziali quali trasporto scolastico, mense e figure per l'assistenza all'autonomia e alla comunicazione.

Inclusione degli studenti stranieri: potenziare l'organico di italiano

Nel corso dell'intervista viene infine affrontata la questione della gestione delle classi ad alta percentuale di studenti con background migratorio. Rispetto all'ipotesi di introdurre un tetto percentuale massimo (come il limite del 30% per classe).

«Non servono tetti, servono più docenti, a partire dal potenziamento dell’organico dedicato all’insegnamento dell’italiano come lingua seconda».

L'obiettivo prioritario, conclude D'Aprile, deve rimanere quello di colmare i divari territoriali affinché la qualità della didattica e la sicurezza dei plessi non siano determinate dalla collocazione geografica della scuola.