La sfida contro la dispersione scolastica non si vince solo con i proclami, ma attraverso un’analisi rigorosa e costante dei dati che emergono quotidianamente dalle nostre aule. A scriverlo è Francesco Blosio, docente di Elettrotecnica ed Elettronica in un istituto tecnico di Napoli, che ha voluto condividere una riflessione maturata tra i banchi di scuola dopo una lunga carriera nel settore privato.
L’esperienza di Blosio, che ha portato in classe un metodo analitico tipico delle aziende strutturate, solleva una questione centrale per il sistema di istruzione italiano: quanto siamo realmente in grado di leggere i segnali precoci di abbandono? Per il docente, l'approccio ai numeri non deve essere un esercizio burocratico, ma lo strumento principale per intervenire prima che il percorso formativo dello studente si interrompa bruscamente.
Il valore dei dati nel contrasto all'abbandono
Secondo il docente, l'errore più comune è considerare la dispersione come un fenomeno inevitabile o puramente statistico. "Provenendo dal mondo aziendale", spiega nella sua lettera, "ho imparato che ogni scostamento dai risultati attesi ha una causa precisa e, spesso, prevenibile". Il riferimento è alla necessità di monitorare con attenzione non solo le assenze, ma anche il calo progressivo del rendimento e la perdita di motivazione, indicatori che spesso anticipano di mesi l'abbandono effettivo.
Il Ministero dell'Istruzione e del Merito, attraverso le azioni previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ha investito ingenti risorse per il contrasto ai divari territoriali e alla dispersione. Tuttavia, la testimonianza di chi vive la realtà quotidiana di un istituto tecnico sottolinea come la tecnologia e i finanziamenti debbano essere accompagnati da una cultura della valutazione che non sia fine a se stessa.
La scuola come ambiente di osservazione
Il docente evidenzia come, in contesti complessi, il ruolo dell'insegnante si trasformi in quello di un vero e proprio "analista di sistema". Ogni studente rappresenta una variabile che richiede attenzione personalizzata. Quando i numeri — voti, presenze, partecipazione ai laboratori — iniziano a scendere, la scuola ha il dovere di attivare protocolli di recupero tempestivi. Non si tratta solo di didattica, ma di una responsabilità sociale che va oltre l'orario di lezione.
La riflessione di Blosio si chiude con un invito ai colleghi e alle istituzioni: non aver paura di guardare in faccia i dati, anche quando sono scomodi. La dispersione scolastica, ricorda il docente, non è un'opinione, ma una realtà che può essere arginata solo se si smette di guardare ai numeri come a un peso burocratico e si inizia a considerarli come la bussola per orientare le scelte pedagogiche più efficaci.
Questo approccio, basato sull'osservazione sistematica, resta uno dei pilastri fondamentali su cui il sistema scolastico deve continuare a investire, specialmente alla vigilia di un nuovo anno scolastico che si prospetta impegnativo per tutto il personale docente e amministrativo.




