Il “Progetto di vita”, pilastro della riforma in materia di disabilità, si trova di fronte a una partenza complessa. L’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili (ANMIC) ha sollevato in questi giorni forti perplessità riguardo alle modalità di attuazione del nuovo strumento, temendo che le attuali criticità strutturali possano vanificare gli obiettivi di inclusione prefissati per il mondo della scuola e oltre.
Il cuore del problema, secondo l'associazione, risiede nella tenuta del sistema di integrazione tra i diversi attori coinvolti: istituzioni scolastiche, presidi sanitari e servizi sociali territoriali. Sebbene il quadro normativo punti a una presa in carico globale della persona, la realtà operativa rischia di scontrarsi con una frammentazione che penalizza proprio le famiglie e gli studenti con disabilità. Tale impianto trova il suo riferimento normativo cardine nel D.Lgs. 3 maggio 2024, n. 62, che definisce le procedure per la valutazione di base, di orientamento e per la redazione del Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato. È fondamentale ricordare che questo nuovo assetto si innesta sul solido impianto del D.Lgs. 66/2017 e dei relativi decreti correttivi, che già disciplinano l'effettiva transizione verso i modelli nazionali del PEI e della valutazione multidimensionale, elementi che ora devono integrarsi in modo sinergico con il Progetto di vita per garantire una continuità progettuale coerente.
I nodi critici per la scuola
Per il comparto istruzione, la preoccupazione dell'ANMIC si concentra su tre direttrici fondamentali:
- Continuità educativa: Il passaggio tra i diversi gradi di istruzione e il mantenimento di percorsi coerenti richiedono una sinergia che, allo stato attuale, appare ancora fragile.
- Qualità dell'inclusione: La sola presenza dell'alunno in classe non è sufficiente. Il Progetto di vita deve garantire standard di supporto che superino la logica della mera assistenza, puntando a una reale partecipazione didattica.
- Coordinamento interistituzionale: La difficoltà di dialogo tra le ASL, gli enti locali e le scuole rimane un ostacolo storico, che la riforma rischia di non risolvere senza un adeguato potenziamento delle risorse umane e strumentali.
Un percorso in salita
L’ANMIC sottolinea come l’avvio delle nuove procedure richieda una vigilanza costante. Non si tratta solo di definire nuovi protocolli burocratici, ma di assicurare che la transizione verso il modello del Progetto di vita non si trasformi in un appesantimento amministrativo per le segreterie scolastiche e per i docenti, già chiamati a gestire complessi iter legati al PEI (Piano Educativo Individualizzato).
Il richiamo dell'associazione è rivolto alle istituzioni affinché, nelle prossime settimane, si presti la massima attenzione al monitoraggio dell'effettiva applicazione delle norme, evitando che le disparità territoriali creino cittadini di serie A e di serie B nel godimento del diritto all'inclusione.
La sfida, dunque, rimane quella di trasformare una visione normativa avanzata in un servizio concreto, capace di rispondere ai bisogni reali degli studenti, riducendo le distanze tra le diverse competenze in gioco. Le famiglie restano in attesa di segnali chiari sulla reale capacità del sistema di armonizzare le risposte sanitarie con quelle educative, un equilibrio necessario per garantire il successo del percorso di crescita di ogni studente. Per chi necessita di supporto nella gestione delle procedure scolastiche legate al sostegno, è possibile consultare le risorse disponibili su formacenter.it/madscuola.it.




