Il bonus scuole paritarie è finalmente realtà. Il decreto interministeriale che disciplina l'erogazione del contributo ha ottenuto la controfirma del Ministero dell'Economia e delle Finanze, rendendo così operativa la misura. Le famiglie con ISEE non superiore a 30.000 euro possono ora beneficiare del contributo fino a 1.500 euro previsto per gli studenti delle scuole secondarie di primo grado e del primo biennio delle superiori. La legge rinvia al decreto attuativo la definizione delle modalità e dei limiti del contributo; con la firma definitiva, i dettagli su tempi, importi per fascia di reddito e canale per le domande sono in fase di pubblicazione ufficiale.
La firma del ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, arrivata all'inizio di luglio, è stata dunque seguita dalla sottoscrizione del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Con questo passaggio, i fondi sono stati ufficialmente sbloccati per il sostegno alle famiglie.
Di cosa si tratta
Il contributo — spesso chiamato «buono scuola» o «bonus paritarie» — è un aiuto economico per le famiglie che iscrivono i figli a una scuola paritaria. Non riguarda l'intero percorso scolastico: spetta per gli studenti che frequentano la scuola secondaria di primo grado (le medie) o il primo biennio delle superiori, cioè i primi due anni della secondaria di secondo grado. Restano fuori la primaria e gli ultimi tre anni delle superiori.
La misura nasce dalla Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199), che ha stanziato le risorse e affidato a un decreto attuativo il compito di stabilire i dettagli operativi.
A chi spetta e quanto vale
I due requisiti principali fissati dalla norma sono chiari:
- Reddito: il bonus è riservato alle famiglie con ISEE non superiore a 30.000 euro.
- Scuola frequentata: figli iscritti a una scuola paritaria di primo grado o al primo biennio delle superiori.
L'importo può arrivare fino a 1.500 euro per ciascuno studente, ma non è uguale per tutti. La cifra viene modulata in base all'ISEE — chi ha un reddito più basso riceve un contributo più alto — e resta comunque entro il limite delle risorse disponibili. Per il 2026 il fondo complessivo ammonta a 20 milioni di euro: significa che l'erogazione è vincolata a quel tetto e che gli importi effettivi per ogni fascia saranno definiti nel testo del decreto operativo.
Un dato utile per capire la platea: nell'anno scolastico 2023/24, secondo il Focus del Ministero, gli studenti iscritti a istituti paritari erano 790.460. Non tutti rientrano nei requisiti del bonus, ma il bacino potenziale è ampio.
Cosa manca perché diventi operativo
Con la firma del MEF, il percorso burocratico principale si è concluso. Ora l'attenzione si sposta sulla fase di attuazione:
- la pubblicazione ufficiale del decreto, con criteri di riparto e scadenze;
- l'apertura delle domande con le modalità che verranno indicate (a breve sarà chiarito se avverranno tramite portale ministeriale, bando delle singole scuole o altro canale).
È fondamentale attendere le istruzioni operative che verranno emanate dal Ministero per conoscere le tempistiche esatte per la presentazione delle richieste.
Le critiche
La misura non è priva di polemiche. Dall'opposizione — in particolare Movimento 5 Stelle e Partito Democratico — si contesta che il contributo crei una disparità tra famiglie nelle stesse condizioni economiche: chi sceglie la scuola statale, a parità di ISEE, non riceve nulla, pur affrontando anch'esso spese per libri, trasporti e mensa. Dal fronte opposto, la maggioranza rivendica la misura come uno strumento a favore della libertà di scelta educativa anche per i nuclei meno abbienti. È un confronto politico che accompagna il provvedimento fin dall'approvazione in Legge di Bilancio.
Cosa fare adesso
Per le famiglie interessate, in questa fase, è necessario prepararsi per la presentazione della domanda. In concreto:
- tenere pronto un ISEE in corso di validità;
- seguire gli aggiornamenti sul sito del Ministero dell'Istruzione e del Merito, dove verranno pubblicati decreto e istruzioni operative;
- chiedere informazioni direttamente alla scuola paritaria frequentata, spesso il primo canale a comunicare alle famiglie modalità e scadenze.
Il quadro, insomma, è giunto a compimento. Seguiranno comunicazioni ufficiali riguardo agli importi definitivi per fascia, alle tempistiche di presentazione e alle modalità tecniche di invio della domanda.
Foto di copertina: European Union — Attribution, via Wikimedia Commons
Aggiornato il 31/07/2026 alle 09:00




