Gli screenshot delle conversazioni scambiate nelle chat WhatsApp – siano esse gruppi tra colleghi, chat di classe o conversazioni tra genitori – hanno pieno valore probatorio sia nei procedimenti disciplinari scolastici sia nelle sedi giudiziarie civili e penali. Le espressioni ingiuriose, le denigrazioni o i comportamenti scorretti diffusi via chat non restano quindi privi di conseguenze per il solo fatto di essere stati scritti in una conversazione telematica o informale.

Il tema, sempre più frequente nella gestione della vita scolastica e nei rapporti tra istituzione, personale e famiglie, richiama principi ormai consolidati della giurisprudenza in materia di prove informatiche e di responsabilità della persona.

Valore legale degli screenshot: cosa dice la normativa

Dal punto di vista giuridico, la schermata catturata da una chat di messaggistica rientra nella categoria delle riproduzioni informatiche. In base all'articolo 2712 del Codice Civile e all'articolo 234 del Codice di Procedura Penale (consultabili su Normattiva), tali elementi digitali costituiscono prova documentale a tutti gli effetti, a meno che la parte contro cui sono prodotti non ne contesti formalmente e in modo circostanziato la genuinità o la conformità ai fatti reali.

I giudici di legittimità hanno più volte chiarito che chi partecipa a una conversazione accetta il rischio che gli altri interlocutori possano registrare, fotografare o condividere il contenuto dei messaggi. Di conseguenza, l'estrapolazione di una schermata da parte di un destinatario della chat non viola il segreto della corrispondenza nei confronti dei partecipanti, consentendone l'utilizzo legittimo per tutelare i propri diritti o segnalare illeciti.

Diffamazione o ingiuria: quali rischi si corrono via chat

Sul piano giuridico, la qualificazione dell'offesa inviata tramite messaggistica istantanea varia a seconda della composizione del gruppo e della presenza del soggetto destinatario:

  • Diffamazione (art. 595 c.p.): si configura quando l'offesa alla reputazione di una persona viene espressa all'interno di un gruppo in assenza della persona interessata. L'uso di mezzi telematici fruibili da più soggetti costituisce un'aggravante riconosciuta dalla giurisprudenza.
  • Ingiuria e illecito civile: se l'espressione offensiva viene inviata in una chat privata diretta o in un gruppo in cui la persona colpita è presente e legge in tempo reale, l'atto integra un illecito civile che può dare luogo a risarcimento del danno e sanzioni pecuniarie.
  • Rilevanza disciplinare: al di là dei profili penali e civili, per i dipendenti della scuola le condotte scorrette via chat assumono rilievo sotto il profilo del rispetto del codice di comportamento dei dipendenti pubblici e dei doveri d'ufficio.

I rischi nei diversi ambiti della vita scolastica

L'impiego informale dei gruppi di messaggistica crea spesso zone d'ombra in cui il confine tra sfera privata e rilevanza pubblica viene superato. Le casistiche più ricorrenti negli istituti riguardano tre ambiti specifici:

  • Gruppi tra colleghi e personale scolastico: muovere accuse infondate, adoperare toni offensivi verso la dirigenza o sminuire la professionalità dei colleghi all'interno di chat di servizio o informali può comportare una contestazione disciplinare ai sensi del CCNL di comparto, oltre ad esporre a querele per diffamazione.
  • Gruppi tra genitori: le chat di classe create tra famiglie sono di frequente teatro di critiche verso gli insegnanti o la gestione dell'istituto. Quando le esternazioni travalicano il diritto di critica e sfociano in attacchi personali, gli screenshot conservati dai partecipanti possono supportare un contenzioso giudiziario o esposti formalizzati alla scuola.
  • Chat tra studenti: l'uso scorretto della messaggistica tra alunni per deridere compagni o docenti costituisce una forma diffusa di cyberbullismo. In questi casi, la prova visiva delle conversazioni permette agli organi collegiali di adottare sanzioni disciplinari o di avviare gli interventi previsti dalle linee guida sull'educazione civica e sul contrasto al bullismo.

L'utilizzo dello screenshot nei procedimenti disciplinari

Per il personale docente e ATA, la presentazione di uno screenshot che attesti un comportamento lesivo del decoro dell'istituzione o dei doveri professionali può costituire l'elemento d'innesco per l'avvio dell'azione disciplinare da parte del Dirigente Scolastico o dell'Ufficio per i Procedimenti Disciplinari (UPD).

Qualora il dipendente contesti l'autenticità dell'immagine – sostenendo che sia stata alterata o decontestualizzata –, l'amministrazione o la controparte procedono di norma all'acquisizione dell'estratto completo della conversazione o all'esibizione del dispositivo originale per confermarne l'integrità.

Consigli pratici per il personale e le famiglie

Per prevenire contenziosi e tutelare la propria posizione nelle comunicazioni digitali legate alla scuola, è opportuno attenersi ad alcune regole fondamentali:

  • Mantenere la riservatezza e il tono professionale: evitare di discutere in chat informali valutazioni sugli studenti, contenziosi con i colleghi o questioni riservate dell'istituto.
  • Privilegiare i canali ufficiali: le comunicazioni formali con valore amministrativo o didattico devono avvenire esclusivamente tramite registro elettronico, posta elettronica istituzionale o circolari.
  • Conservare l'intera cronologia in caso di tutela: chi ha necessità di utilizzare messaggi ricevuti per difendere un proprio diritto deve provvedere al salvataggio completo della chat o all'esportazione del relativo file di testo, conservando il dispositivo per un'eventuale perizia informatica.