Oggi, in Italia, chi vuole che un figlio studi uno strumento dentro l'orario scolastico ha una strada principale: l'indirizzo musicale della scuola secondaria di primo grado, che si sceglie al momento dell'iscrizione in prima e comporta una prova orientativo-attitudinale. Dal prossimo settembre, però, qualcosa si muove: entrano in applicazione le nuove Indicazioni nazionali per l'infanzia e il primo ciclo, che alla musica riservano uno spazio più definito, mentre alla Camera è in corso l'esame di una proposta di legge che vorrebbe portare l'educazione musicale in tutti gli ordini di scuola, asili nido compresi.

A rimettere il tema sotto i riflettori è stato un ragazzo. Leone Pini, violinista fiorentino classe 2009, in una recente intervista ha raccontato di sognare una scuola capace di dedicare «alcune ore alla musica» e, magari, anche alla pratica di uno strumento. Un auspicio che, letto accanto a ciò che l'ordinamento prevede davvero, aiuta a capire dove il sistema è già arrivato e dove no.

Chi è Leone Pini

Pini ha iniziato lo studio del violino da bambino con Vittoria Ottaviani, proseguendo poi con il concertista Marco Fornaciari assistito da Massimo Nesi e perfezionandosi con Ilya Grubert. Ha debuttato giovanissimo a Firenze e ha poi suonato, tra gli altri luoghi, alla Salle Bozar di Bruxelles e nella Sala Sinopoli dell'Auditorium Parco della Musica di Roma. Nel luglio dello scorso anno è stato solista dell'Orchestra da Camera Fiorentina diretta da Giuseppe Lanzetta nel Cortile delle Colonne di Palazzo Medici Riccardi; lo scorso novembre ha eseguito il Concerto per violino in mi minore di Mendelssohn con il Complesso Strumentale del Centro di Produzione Musicale della Toscana, diretto da Michael Fennelly, nella chiesa di San Giorgio e Spirito Santo alla Costa, come segnalato anche dal portale giovani del Comune di Firenze. Suona un violino di scuola italiana del Settecento messo a sua disposizione da una mecenate.

Cosa cambia dal prossimo anno scolastico

Il riferimento più concreto, per le famiglie e per i docenti, sono le nuove Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo, adottate con il decreto ministeriale n. 221 del 9 dicembre 2025 e pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 27 gennaio scorso. Il testo si applica a partire dalle classi prime dall'anno scolastico 2026/27, mentre per le classi intermedie già in corso restano valide le Indicazioni precedenti fino alla conclusione del percorso.

Per la musica il cambiamento non è una nuova ora in più nel quadro orario — quello resta quello che è — ma un riposizionamento della disciplina nel curricolo verticale, dall'infanzia fino alla terza media, con attenzione particolare alla pratica, all'ascolto e al canto d'insieme. Alle scuole spetta ora il lavoro meno visibile e più impegnativo: entro l'avvio del prossimo anno scolastico i collegi dei docenti devono rielaborare il curricolo d'istituto e adeguare il PTOF alle nuove Indicazioni.

L'indirizzo musicale: come funziona davvero

Chi cerca lo strumento vero e proprio, oggi, deve guardare ai percorsi a indirizzo musicale delle medie, disciplinati dal decreto interministeriale n. 176 del 2022. Tre punti che spesso sfuggono ai genitori:

  • l'attivazione del percorso non dipende dalla singola scuola: serve l'autorizzazione dell'Ufficio scolastico regionale ed è legata all'organico effettivamente assegnato;
  • l'opzione si manifesta all'atto dell'iscrizione alla classe prima, ma l'ammissione passa da una prova orientativo-attitudinale e dai posti disponibili per ciascuno strumento;
  • una volta entrati, lo strumento è materia curricolare a tutti gli effetti per l'intero triennio e rientra nell'esame di Stato al termine del primo ciclo. Le lezioni si svolgono in orario aggiuntivo rispetto alle altre discipline.

Nella scuola primaria e nell'infanzia, invece, la pratica strumentale continua a dipendere in larga parte da progetti, collaborazioni con enti musicali e disponibilità di risorse: è qui che il divario tra territori si fa sentire di più.

La proposta di legge all'esame della Camera

Sul tavolo del Parlamento c'è la proposta di legge A.C. 2392, prima firmataria la deputata Valentina Grippo, che delega il Governo a introdurre in via sperimentale l'insegnamento curricolare dell'educazione musicale negli asili nido e nelle scuole di ogni ordine e grado. Presentata l'8 maggio 2025, è stata assegnata alla Commissione Cultura in sede referente il 1° aprile scorso; in maggio la Commissione ha svolto un ciclo di audizioni che ha coinvolto, tra gli altri, il Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale, la Conferenza dei direttori dei conservatori, l'ANP e il trombettista Paolo Fresu.

Attenzione, però: si tratta di un testo ancora in esame. Non è legge, e anche in caso di approvazione servirebbe poi un decreto legislativo del Governo per definire tempi, modalità e classi coinvolte. Secondo il dossier del Servizio Studi della Camera, la copertura indicata dalla proposta è di 1 milione di euro per il 2026 e di 3,5 milioni annui a decorrere dal 2027.

Proprio sulle risorse si è concentrata la principale osservazione sindacale. In una memoria inviata a fine maggio alla Commissione Cultura, la UIL Scuola ha condiviso le finalità del provvedimento ma ha chiesto investimenti strutturali e organici adeguati, perché l'applicazione sia reale su tutto il territorio nazionale e non affidata alla buona volontà dei singoli istituti.

Cosa fare adesso

Per le famiglie interessate allo strumento, il momento utile non è settembre ma l'inverno: la scelta dell'indirizzo musicale si esprime durante la finestra delle iscrizioni, che il Ministero apre di norma a gennaio con una propria nota. Nel frattempo conviene verificare sul sito della scuola media di riferimento se il percorso è attivo, quali strumenti sono disponibili e qual è il regolamento d'istituto che fissa modalità e criteri della prova orientativo-attitudinale. Per i docenti, invece, il lavoro parte prima: l'adeguamento del curricolo d'istituto alle nuove Indicazioni è atteso entro l'avvio del 2026/27.