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Scuola

Dimensionamento scolastico: tra ricorsi, decreti e tavoli di confronto

24 luglio 2026 di Vincenzo Schirripa

Il dimensionamento della rete scolastica italiana rimane uno dei temi più caldi e dibattuti nel mondo dell'istruzione, con la mobilitazione di sindacati e amministrazioni locali che prosegue senza sosta. A pochi mesi dall'avvio dell'anno scolastico 2026/2027, la situazione è caratterizzata da un intreccio di ricorsi, nuovi provvedimenti ministeriali e tavoli di confronto a livello regionale e nazionale.

La questione affonda le radici nella Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197 del 29 dicembre 2022), che ha introdotto una progressiva riduzione delle autonomie scolastiche, fissando nuovi parametri per la definizione del contingente organico di dirigenti scolastici e direttori dei servizi generali e amministrativi (DSGA). L'obiettivo dichiarato è razionalizzare il sistema, ma le criticità emerse sul territorio sono numerose, specialmente per le scuole situate in aree montane e periferiche, che rischiano la chiusura o l'accorpamento.

In particolare, la normativa nazionale stabilisce criteri specifici e parametri di calcolo basati su una media regionale compresa di norma tra i 900 e i 1.000 alunni per istituto (con deroghe e soglie numeriche minime ridotte storicamente previste per i comuni montani, le piccole isole e le aree geograficamente isolate), al fine di determinare il contingente complessivo delle autonomie scolastiche spettanti a ciascuna regione. L'applicazione di tali coefficienti e dei relativi vincoli dimensionali rappresenta l'elemento centrale attorno a cui ruota la riorganizzazione della rete scolastica.

Il nuovo decreto interministeriale per il triennio 2027-2030

Un recente sviluppo è la registrazione del Decreto interministeriale 118/2026, adottato il 25 giugno scorso, che definisce il contingente organico dei dirigenti scolastici e dei DSGA per il triennio 2027-2030. Questo decreto, comunicato alle organizzazioni sindacali il 14 luglio 2026, fissa a 7389 il numero delle istituzioni scolastiche funzionanti nel biennio 2027-2029 e a 7381 per il 2030. La sua adozione è avvenuta in assenza di un accordo in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni, come previsto dalla normativa.

La Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL (FLC CGIL) ha espresso la propria "radicale contrarietà" a questo dimensionamento, ribadendo la necessità di garantire stabilità alle istituzioni scolastiche e agli organici, evitando ulteriori tagli e promuovendo nuove assunzioni su tutti i posti disponibili. Il sindacato aveva già impugnato il decreto attuativo precedente, sottolineando come la riforma non tenga conto delle profonde differenze regionali.

La situazione nelle Regioni: ricorsi e proteste

Il fronte regionale è particolarmente dinamico, con diverse amministrazioni che continuano a battersi contro i piani di riorganizzazione:

La voce dei sindacati e la richiesta di confronto

Le organizzazioni sindacali continuano a chiedere un confronto più approfondito e una revisione dei parametri numerici che sottostanno al dimensionamento. L'ANIEF, insieme ad altre sigle, ha sollecitato un tavolo integrato per affrontare le criticità. L'obiettivo comune è quello di trovare soluzioni che tengano conto delle specificità territoriali e delle reali esigenze delle comunità scolastiche, evitando tagli lineari che penalizzano soprattutto le realtà più piccole e fragili. La FLC CGIL di Terni, ad esempio, ha denunciato il "continuo rimpallo di responsabilità" tra Governo e Regione sulla vicenda del dimensionamento scolastico, chiedendo chiarezza e soluzioni concrete.

La sfida per il Ministero e le Regioni sarà quella di conciliare le esigenze di razionalizzazione e gli obiettivi del PNRR con la necessità di garantire una presenza scolastica capillare e di qualità su tutto il territorio nazionale, scongiurando il rischio di desertificazione educativa per molte aree del Paese.

Tags: sindacati normativa dimensionamento
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