Il dimensionamento della rete scolastica italiana rimane uno dei temi più caldi e dibattuti nel mondo dell'istruzione, con la mobilitazione di sindacati e amministrazioni locali che prosegue senza sosta. A pochi mesi dall'avvio dell'anno scolastico 2026/2027, la situazione è caratterizzata da un intreccio di ricorsi, nuovi provvedimenti ministeriali e tavoli di confronto a livello regionale e nazionale.
La questione affonda le radici nella Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197 del 29 dicembre 2022), che ha introdotto una progressiva riduzione delle autonomie scolastiche, fissando nuovi parametri per la definizione del contingente organico di dirigenti scolastici e direttori dei servizi generali e amministrativi (DSGA). L'obiettivo dichiarato è razionalizzare il sistema, ma le criticità emerse sul territorio sono numerose, specialmente per le scuole situate in aree montane e periferiche, che rischiano la chiusura o l'accorpamento.
In particolare, la normativa nazionale stabilisce criteri specifici e parametri di calcolo basati su una media regionale compresa di norma tra i 900 e i 1.000 alunni per istituto (con deroghe e soglie numeriche minime ridotte storicamente previste per i comuni montani, le piccole isole e le aree geograficamente isolate), al fine di determinare il contingente complessivo delle autonomie scolastiche spettanti a ciascuna regione. L'applicazione di tali coefficienti e dei relativi vincoli dimensionali rappresenta l'elemento centrale attorno a cui ruota la riorganizzazione della rete scolastica.
Il nuovo decreto interministeriale per il triennio 2027-2030
Un recente sviluppo è la registrazione del Decreto interministeriale 118/2026, adottato il 25 giugno scorso, che definisce il contingente organico dei dirigenti scolastici e dei DSGA per il triennio 2027-2030. Questo decreto, comunicato alle organizzazioni sindacali il 14 luglio 2026, fissa a 7389 il numero delle istituzioni scolastiche funzionanti nel biennio 2027-2029 e a 7381 per il 2030. La sua adozione è avvenuta in assenza di un accordo in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni, come previsto dalla normativa.
La Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL (FLC CGIL) ha espresso la propria "radicale contrarietà" a questo dimensionamento, ribadendo la necessità di garantire stabilità alle istituzioni scolastiche e agli organici, evitando ulteriori tagli e promuovendo nuove assunzioni su tutti i posti disponibili. Il sindacato aveva già impugnato il decreto attuativo precedente, sottolineando come la riforma non tenga conto delle profonde differenze regionali.
La situazione nelle Regioni: ricorsi e proteste
Il fronte regionale è particolarmente dinamico, con diverse amministrazioni che continuano a battersi contro i piani di riorganizzazione:
- Umbria: La Regione è stata al centro di recenti sviluppi. Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) dell'Umbria, con una sentenza di fine maggio 2026, ha annullato il dimensionamento imposto da un commissario governativo, accogliendo il ricorso presentato, tra gli altri, dal Comune di Città di Castello. Nonostante la sentenza, il Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) ha inviato una nota alla Regione il 7 luglio 2026 (Nota MIM n. 3929), confermando l'esecuzione della sentenza ma rimettendo alla Regione l'adozione di nuovi provvedimenti. L'assessore regionale all'Istruzione, Fabio Barcaioli, ha chiesto al Ministero di correggere gli errori e di accettare una soluzione di "buonsenso", come il mantenimento di 131 autonomie scolastiche con l'utilizzo di una reggenza per l'istituzione aggiuntiva, per garantire stabilità in vista dell'avvio dell'anno scolastico 2026/2027.
- Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna: Queste quattro regioni erano state commissariate dal Consiglio dei Ministri nel gennaio 2026 per non aver approvato i rispettivi piani di dimensionamento per l'anno scolastico 2026/2027. Il Ministero aveva sottolineato che il dimensionamento rientra tra le riforme del PNRR e che precedenti ricorsi regionali erano stati respinti. In Toscana, nonostante l'attesa per una pronuncia su un ricorso regionale, sono stati confermati 16 accorpamenti per l'anno scolastico 2026/2027, con conseguenti riduzioni di dirigenze e personale ATA.
- Piemonte: In controtendenza, la Regione Piemonte ha approvato a fine maggio 2026 un Atto di indirizzo che prevede nessun dimensionamento scolastico per i prossimi due anni, fino al 2029-2030. Questa decisione mira a dare stabilità e certezza al sistema scolastico regionale, salvaguardando le identità culturali delle comunità, in particolare nelle aree montane e marginali.
- Campania: L'8 giugno 2026 si è insediato il Tavolo permanente per la scuola pubblica e il diritto allo studio della Regione Campania. La FLC CGIL ha partecipato ai lavori, evidenziando come il dimensionamento scolastico abbia generato istituti con un numero eccessivo di alunni, soprattutto nelle aree interne, rendendo più complessa la gestione e distanziando le scuole dagli enti locali e dai servizi socio-sanitari.
- Lombardia: L'ANCI Lombardia ha evidenziato come l'operato degli enti locali e dell'Ufficio Scolastico Regionale abbia permesso una programmazione agevole della rete scolastica per i prossimi anni, con un contingente stabile per l'anno scolastico 2026/2027. Tuttavia, ha espresso preoccupazione per la situazione allarmante in molti territori, dove l'assegnazione delle classi viene negata per insufficiente numero di alunni.
La voce dei sindacati e la richiesta di confronto
Le organizzazioni sindacali continuano a chiedere un confronto più approfondito e una revisione dei parametri numerici che sottostanno al dimensionamento. L'ANIEF, insieme ad altre sigle, ha sollecitato un tavolo integrato per affrontare le criticità. L'obiettivo comune è quello di trovare soluzioni che tengano conto delle specificità territoriali e delle reali esigenze delle comunità scolastiche, evitando tagli lineari che penalizzano soprattutto le realtà più piccole e fragili. La FLC CGIL di Terni, ad esempio, ha denunciato il "continuo rimpallo di responsabilità" tra Governo e Regione sulla vicenda del dimensionamento scolastico, chiedendo chiarezza e soluzioni concrete.
La sfida per il Ministero e le Regioni sarà quella di conciliare le esigenze di razionalizzazione e gli obiettivi del PNRR con la necessità di garantire una presenza scolastica capillare e di qualità su tutto il territorio nazionale, scongiurando il rischio di desertificazione educativa per molte aree del Paese.




