Le ore di assistenza educativa scritte nel PEI non si possono ridurre per far quadrare un bilancio comunale. È il messaggio che Anffas ha rivolto al Comune di Finale Emilia, in provincia di Modena, dopo le notizie su una possibile forte contrazione del servizio destinato agli alunni con disabilità a partire dal prossimo anno scolastico. Per le famiglie coinvolte il punto pratico è uno solo: le ore indicate nel Piano Educativo Individualizzato restano il riferimento, e se vengono decurtate esistono strumenti per contestare la decisione.
Che cosa sta succedendo a Finale Emilia
La vicenda riguarda il servizio di assistenza educativa scolastica (a Finale Emilia indicato con la sigla PEA), quello svolto dagli educatori e dalle educatrici che affiancano gli alunni con disabilità nei nidi, nelle scuole dell'infanzia e negli istituti del territorio. Non si tratta degli insegnanti di sostegno, che sono assegnati dal Ministero: qui la competenza è del Comune, che appalta il servizio a soggetti esterni.
Secondo la denuncia diffusa a metà luglio dalla FP CGIL Emilia-Romagna e dalla CGIL di Modena, il nuovo bando di gara per l'affidamento del servizio prevederebbe una riduzione delle risorse di circa il 50% rispetto al passato. Il sindacato segnala inoltre che, per far fronte al minor monte ore, sarebbe stata prospettata la possibilità di accorpare gli interventi, con un solo operatore chiamato a seguire contemporaneamente più bambini: «un'operazione puramente economica», secondo la nota sindacale, che rischierebbe di trasformare l'inclusione in semplice vigilanza. Sotto pressione, sempre secondo la CGIL, anche la continuità occupazionale di oltre venti lavoratrici e lavoratori.
Il tema è emerso pubblicamente durante un'assemblea convocata dal sindaco Claudio Poletti il 14 luglio scorso, alla quale hanno partecipato genitori, insegnanti ed educatori. In quella sede — riferisce ancora il sindacato — sarebbe stata ipotizzata la possibilità di reperire risorse aggiuntive nel corso dell'anno scolastico per integrare le ore previste dal bando, senza però che sia stata fornita una garanzia scritta o una quantificazione precisa.
La posizione di Anffas
Sul caso è intervenuta con una nota Anffas Nazionale, insieme alla Consulta Inclusione Scolastica dell'associazione, ad Anffas Emilia-Romagna e ad Anffas Mirandola. L'associazione riferisce che, da quanto emerso in un confronto interno del 17 luglio, sarebbe stata prospettata una riduzione delle ore fino a un sostanziale dimezzamento — e in alcuni casi oltre — rispetto al fabbisogno individuato nei singoli PEI, motivata dall'insufficienza delle risorse disponibili.
«Auspichiamo che le notizie circolate in questi giorni non trovino conferma nei fatti», dichiarano congiuntamente le articolazioni Anffas coinvolte.
Anffas chiede al Comune di confermare che ogni decisione sarà assunta nel rispetto della normativa e dei bisogni individuali degli alunni, evitando riduzioni generalizzate; e si dice pronta, in caso contrario, a valutare ogni iniziativa utile alla tutela, anche in sede giudiziaria. Nella stessa nota l'associazione si dichiara però disponibile a schierarsi a fianco dell'amministrazione per chiedere che i fondi nazionali e regionali destinati a questo servizio siano incrementati, senza scaricarne il peso sui soli enti locali: un passaggio che sposta il problema dal singolo Comune al finanziamento complessivo dell'assistenza educativa.
Perché le ore del PEI non sono una voce di bilancio come le altre
Il punto giuridico è netto e vale ben oltre Finale Emilia. Le ore di assistenza all'autonomia e alla comunicazione sono definite dal GLO, il gruppo di lavoro operativo che elabora il PEI, sulla base dei bisogni concreti dell'alunno. Il servizio è a carico degli enti locali in base al decreto legislativo 66/2017, ma l'autonomia organizzativa e finanziaria dell'ente non autorizza a rimodulare unilateralmente quelle misure per esigenze di cassa.
Quando accade, la giurisprudenza ha più volte inquadrato la riduzione come una forma di discriminazione indiretta, contestabile in giudizio con la procedura prevista dalla legge 67/2006 sulla tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni. Anffas richiama in particolare una pronuncia del Tribunale di Trapani del 30 giugno scorso, arrivata al termine di un'azione collettiva promossa dall'associazione insieme ad Anffas Sicilia, in cui si afferma che gli enti locali non possono introdurre criteri organizzativi o finanziari che comportino di fatto una compressione delle misure previste nei PEI.
La smentita del sindaco e l'interrogazione in Regione
Il Comune respinge la ricostruzione. Il sindaco Poletti ha smentito l'esistenza di tagli, definendo le notizie circolate «del tutto prive di fondamento e frutto di strumentalizzazione politica»: la sua posizione è ripresa anche nell'interrogazione depositata in Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna dai consiglieri di Fratelli d'Italia Annalisa Arletti e Ferdinando Pulitanò, che chiedono alla Giunta regionale di chiarire quale sia la reale pianificazione delle ore per il territorio. Allo stato, dunque, i numeri definitivi del servizio per il 2026/2027 non sono stati resi noti in forma ufficiale dall'amministrazione.
Cosa possono fare le famiglie
Chi teme una riduzione delle ore ha alcuni passaggi concreti a disposizione, utili da attivare prima dell'avvio delle lezioni:
- Recuperare il PEI approvato dal GLO e verificare il monte ore di assistenza educativa che vi è indicato: è quello il parametro di riferimento.
- Chiedere alla scuola per iscritto quante ore siano state effettivamente assegnate e da quale atto derivi l'eventuale differenza rispetto al PEI.
- Sollecitare la convocazione del GLO se l'assegnazione non corrisponde a quanto pianificato, mettendo a verbale la discrepanza.
- Rivolgersi alle associazioni di tutela o a un legale: la riduzione arbitraria delle ore rispetto al PEI è contestabile in via giudiziaria e la procedura antidiscriminatoria è relativamente rapida.
Sul fronte sindacale, la FP CGIL ha chiesto la convocazione immediata di un tavolo di confronto con il Comune per avere certezze economiche prima dell'inizio dell'anno scolastico. Il nodo, come segnala la stessa Anffas, resta a monte: senza un rafforzamento dei fondi nazionali e regionali dedicati, il costo dell'inclusione continuerà a pesare sui bilanci comunali, e casi come questo sono destinati a ripetersi.




