Con la conclusione ufficiale dei colloqui orali, si è chiuso il sipario sulla sessione d'esame della maturità 2026. Archiviate le prove scritte e il colloquio multidisciplinare, per migliaia di studenti è il momento di fare i conti con il tabellone dei voti finali. Se per i centisti e i candidati che sfiorano il massimo dei voti le porte del futuro sembrano spalancarsi senza ostacoli, cresce la curiosità e l'ansia tra chi ha ottenuto una valutazione complessiva inferiore a 70 centesimi.

Una domanda che molti maturandi, e rispettive famiglie, si pongono in queste settimane estive è la seguente: prendere meno di 70 pregiudica il prosieguo degli studi universitari o l'ingresso nel mondo del lavoro? La risposta, rassicurante per molti, affonda le radici nella normativa vigente che regola gli Esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di istruzione.

Il valore legale del diploma non cambia

Innanzitutto, è bene sgomberare il campo da qualsiasi equivoco: il diploma di scuola secondaria superiore si consegue a partire da un punteggio minimo di sessanta centesimi (60/100). Questo significa che chiunque abbia chiuso l'esame con un voto compreso tra 60 e 69 ha superato brillantemente la prova e possiede un titolo di studio avente pieno valore legale su tutto il territorio nazionale.

Ai fini dell'accesso all'università, dei concorsi pubblici (salvo rare eccezioni legate a specifici bandi ad altissima selettività che richiedono requisiti differenti) e delle selezioni aziendali, il diploma conseguito con 65 ha esattamente lo stesso valore di quello conseguito con 100 e lode. Nessun ateneo italiano, pubblico o privato, può infatti escludere uno studente dai test di ammissione o dalle immatricolazioni sulla base di una votazione di maturità inferiore a 70.

Università e test d'ingresso: conta davvero il voto?

Per la stragrande maggioranza dei corsi di laurea universitari, il voto della maturità non influisce in alcun modo sulla possibilità di iscriversi. Fanno eccezione alcuni corsi a numero chiuso o programmato a livello nazionale o locale, dove tuttavia lo sbarramento è quasi sempre determinato esclusivamente dal punteggio ottenuto nel test d'ingresso (come nel caso delle professioni sanitarie, medicina o ingegneria, laddove previsti) piuttosto che dal curriculum scolastico superiore.

In alcuni atenei, un voto basso alla maturità potrebbe eventualmente incidere solo sui cosiddetti Obblighi Formativi Aggiuntivi (OFA), qualora i test d'ingresso evidenzino lacune in specifiche materie di base (come la matematica o la comprensione del testo). Anche in questo caso, tuttavia, gli OFA vengono assegnati in base all'esito della prova di ingresso universitaria e non per via del voto con cui si è usciti dalle scuole superiori.

Mondo del lavoro e concorsi pubblici

Anche per quanto riguarda l'inserimento immediato nel mondo del lavoro, le aziende guardano raramente al voto di maturità, preferendo valutare le competenze trasversali, le attitudini personali, i percorsi di PCTO (i vecchi alternanza scuola-lavoro) svolti durante il triennio e la motivazione del candidato.

Discorso analogo per i concorsi pubblici banditi dalle amministrazioni dello Stato: i bandi richiedono quasi sempre il semplice possesso del diploma di scuola superiore come requisito d'accesso generale. Salvo rare selezioni di alto profilo specialistico, la votazione finale della maturità non costituisce un parametro di esclusione né un punteggio aggiuntivo nelle graduatorie concorsuali.

Cosa fare adesso?

Superata la sbornia emotiva degli esami, per chi ha ottenuto un punteggio inferiore a 70 l'invito principale è quello di guardare avanti senza timori. Il voto della maturità rappresenta la conclusione di un ciclo formativo importante, ma non rappresenta in alcun modo un'ipoteca sul proprio futuro professionale o accademico. Le vere sfide iniziano adesso, e la determinazione nel coltivare le proprie passioni e competenze conterà molto più di quel numero scritto sul tabellone finale.