Il Ministero dell'Università e della Ricerca ha ufficializzato l'avvio del nuovo ciclo di specializzazione per le attività di sostegno didattico con il D.M. n. 926 del 26 giugno 2026, autorizzando complessivamente 30.241 posti su tutto il territorio nazionale. La misura, attesa da migliaia di aspiranti docenti, mira a rispondere al crescente fabbisogno di personale specializzato nelle scuole di ogni ordine e grado, e ha già fissato il calendario nazionale delle prove preselettive, in programma dal 14 al 17 luglio 2026, ma solleva sin da subito un acceso dibattito sulla pianificazione territoriale.

La distribuzione dei posti e il monito dei sindacati

Nonostante l'elevato numero di posizioni messe a bando, la distribuzione dei posti tra le diverse regioni non appare, secondo le organizzazioni sindacali, pienamente allineata con le reali necessità degli uffici scolastici locali. La UIL Scuola, in una recente nota, ha evidenziato come in alcune aree geografiche si registri una saturazione delle graduatorie, mentre in altre province il numero di specializzati rimane insufficiente a coprire la domanda, costringendo le istituzioni a ricorrere costantemente a nomine da graduatorie incrociate o a supplenze su posti in deroga.

Il sindacato sottolinea come il sistema di programmazione debba evolvere verso una visione più strutturale. L'obiettivo non è solo formare nuovi docenti, ma garantire che la specializzazione avvenga laddove il personale manca effettivamente, evitando il paradosso di regioni con un surplus di abilitati che non trovano posto e altre in perenne carenza di organico.

Verso una riforma del sistema di reclutamento

Il nodo centrale rimane quello della trasformazione dei posti in deroga in organico di diritto. La questione del sostegno, che oggi rappresenta una delle sfide più complesse per il sistema istruzione, non può essere risolta esclusivamente tramite l'aumento dei bandi per il TFA. È necessaria, secondo le parti sociali, una riflessione organica che integri il reclutamento con una stabilizzazione dei posti, garantendo così una maggiore continuità didattica agli alunni con disabilità.

Per consultare i dettagli ufficiali sulle università autorizzate e le modalità di accesso, è possibile fare riferimento al portale istituzionale del Ministero dell'Università e della Ricerca.

Cosa devono sapere i candidati

Per i docenti interessati a partecipare alle selezioni, ora che il decreto è stato pubblicato e le prove preselettive sono in calendario, il consiglio è di monitorare attentamente i bandi dei singoli atenei, in corso di pubblicazione. È fondamentale verificare non solo i requisiti di accesso, ma anche la distribuzione effettiva dei posti per ciascun ordine di scuola nella regione di interesse, considerando che la mobilità tra regioni, una volta ottenuto il titolo, è soggetta alle vigenti norme sulla mobilità del personale docente.

La sfida per i prossimi mesi sarà dunque duplice: da un lato, l'espletamento delle procedure concorsuali per l'accesso ai corsi di specializzazione; dall'altro, il confronto politico e tecnico per rendere più efficiente il sistema di copertura dei posti, riducendo il divario tra nord e sud che continua a caratterizzare il panorama scolastico italiano.