Gli studenti italiani non riconoscono la propria scuola come un luogo al passo coi tempi: solo il 5,9% la considera "moderna". A pesare sul giudizio sono soprattutto tre cose molto concrete della vita quotidiana in classe: il wi-fi che non funziona, i bagni in cattivo stato e il riscaldamento insufficiente. È quanto emerge dall'indagine realizzata dal Censis nell'ambito del progetto Iride "La scuola vista dai giovani", diffusa oggi e ripresa dall'agenzia ANSA.
La ricerca ha coinvolto un campione ampio: oltre 8.000 studenti delle scuole secondarie di secondo grado e circa 1.000 diplomati tra i 18 e i 24 anni. Non si tratta quindi dell'umore di pochi, ma di una fotografia rappresentativa di come i ragazzi vivono ogni giorno gli edifici in cui passano gran parte del loro tempo.
Cosa bocciano gli studenti
Le criticità segnalate riguardano i servizi di base, quelli che chiunque frequenti una scuola tocca con mano ogni mattina:
- il 56,3% boccia il wi-fi dell'istituto;
- il 49,4% critica lo stato dei bagni;
- il 38,7% giudica insufficiente l'impianto di riscaldamento.
Sono voci che raccontano bene il paradosso della scuola italiana: si parla di didattica digitale, registro elettronico e intelligenza artificiale in classe, ma in più di un istituto su due la connessione non regge. E se d'inverno le aule restano fredde, o i servizi igienici sono trascurati, la percezione di trovarsi in un ambiente "vecchio" diventa inevitabile — al di là della qualità dell'insegnamento.
Il nodo è l'edilizia scolastica
Il Censis inserisce questi giudizi in un quadro più ampio: la qualità degli spazi scolastici resta uno degli elementi critici dell'esperienza formativa, e l'edilizia scolastica continua a essere uno dei nodi strutturali del sistema educativo italiano. Una parte significativa degli istituti, ricorda l'istituto di ricerca, è ancora ospitata in edifici datati, spesso nati per funzioni diverse da quelle scolastiche e adattati solo in un secondo momento.
È un problema che le famiglie conoscono bene e che i docenti e il personale ATA vivono quotidianamente quanto gli studenti: lavorare in ambienti poco funzionali incide sulla didattica, sull'organizzazione e persino sulla sicurezza. Non a caso, quando si chiede ai ragazzi cosa renderebbe la scuola più attraente, la risposta non riguarda quasi mai i programmi, ma gli spazi.
Non tutto è bocciato: promossi laboratori e biblioteche
L'indagine non restituisce però solo ombre. I giudizi migliorano sensibilmente quando si esce dall'aula tradizionale. Il 44,9% degli studenti delle superiori esprime valutazioni ottime o buone su laboratori, aule di informatica, biblioteche e aule attrezzate; il 44,6% promuove gli altri spazi interni dell'edificio, il 40,7% gli ambienti destinati alle attività culturali come aula magna e teatro, e il 39,7% le aree esterne.
Il dato interessante è che questi sono proprio gli spazi su cui negli ultimi anni si è investito di più, anche grazie ai fondi per l'innovazione degli ambienti di apprendimento. Dove le risorse sono arrivate, insomma, gli studenti se ne accorgono e lo riconoscono.
L'aula tradizionale resta il punto debole
Il rovescio della medaglia è che l'aula tradizionale — cioè il luogo dove gli studenti trascorrono la stragrande maggioranza delle ore — raccoglie i giudizi più tiepidi: il 40,3% si ferma a una valutazione di sufficienza, solo il 30,2% dà un voto molto positivo (ottimo o buono), mentre quasi uno studente su tre, il 29,5%, esprime un giudizio negativo.
In altre parole: la scuola italiana ha spesso un buon laboratorio o una biblioteca rinnovata, ma la classe di tutti i giorni — banchi, pareti, infissi, connessione — resta indietro. Ed è lì che si gioca la percezione complessiva di modernità.
Perché il tema riguarda tutti, non solo gli studenti
Per le famiglie che a gennaio sceglieranno la scuola superiore dei figli, dati come questi sono un promemoria utile: oltre all'offerta formativa, vale la pena visitare gli istituti durante gli open day guardando anche agli ambienti reali, dai bagni alla connessione, e chiedere come vengono utilizzati laboratori e spazi comuni. Per chi nella scuola lavora, il messaggio è altrettanto chiaro: la qualità degli spazi non è un dettaglio estetico, ma una condizione che pesa ogni giorno sul benessere di chi studia e di chi insegna. E il giudizio severo dei ragazzi — appena il 5,9% vede la propria scuola come moderna — dice che, nonostante i cantieri e gli investimenti degli ultimi anni, la strada da fare è ancora lunga.




