Chi è cessato dal servizio con diritto a pensione nel periodo di vigenza del contratto non deve, di norma, fare nulla: con la firma definitiva del CCNL Comparto Istruzione e Ricerca 2025-2027, avvenuta lo scorso 1° luglio all'ARAN, il personale del comparto cessato dal servizio con diritto a pensione ha diritto al ricalcolo dell'assegno e del TFS/TFR sulla base delle nuove tabelle retributive. In via generale la ricostituzione può avvenire sia d'ufficio sia su domanda dell'interessato tramite l'apposito servizio dedicato, come indicato dall'INPS; per il ricalcolo delle pensioni del comparto scuola legato a questo specifico rinnovo, tuttavia, non risultano al momento circolari INPS dedicate.

Il principio è scritto nero su bianco nel contratto: i benefici economici del rinnovo sono computati ai fini previdenziali per il personale comunque cessato dal servizio, con diritto a pensione, nel periodo di vigenza contrattuale, ossia dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2027. In pratica, gli aumenti tabellari non restano solo in busta paga di chi è ancora in servizio, ma si riflettono anche sulle prestazioni di chi ha già lasciato.

Chi ne beneficia

Riguarda il personale del comparto Istruzione e Ricerca — a partire da docenti e personale ATA — cessato dal servizio, con diritto a pensione, nel periodo di vigenza del contratto (art. 5 del CCNL Comparto Istruzione e Ricerca 2025-2027). I dirigenti scolastici, invece, appartengono all'Area Istruzione e Ricerca, per la quale nel 2026 risulta trattato il distinto CCNL di Area 2022-2024, e non il contratto di comparto 2025-2027. È l'ennesimo tassello di una lunga sequenza di rinnovi: gli incrementi introdotti dai contratti recenti hanno effetto retroattivo e vanno a incidere su pensioni e liquidazioni già liquidate su valori ormai superati.

La logica è quella di una "giustizia contributiva": chi è uscito mentre il contratto era scaduto o in attesa di rinnovo si è visto calcolare pensione e buonuscita su stipendi vecchi. Il ricalcolo serve proprio a riallineare quei conti.

Pensione e TFS: due cose diverse

Qui sta il punto che genera più confusione. Pensione e TFS seguono regole diverse, ed è bene tenerle distinte.

Per la pensione, il ricalcolo tiene conto degli incrementi tabellari previsti dal rinnovo: l'assegno mensile viene rideterminato verso l'alto e vengono riconosciuti gli eventuali arretrati maturati. Il ricalcolo dovrebbe essere gestito dall'INPS sulla base dell'inquadramento economico aggiornato trasmesso dall'amministrazione scolastica, anche se al momento non risulta una fonte ufficiale specifica per questo rinnovo che ne definisca i dettagli operativi.

Per il TFS/TFR (la cosiddetta buonuscita) il meccanismo è più selettivo: si considerano solo gli aumenti maturati fino alla data di cessazione, non l'intero valore contrattuale a regime. In concreto, se sei uscito il 31 agosto di un dato anno, entrano nel calcolo gli incrementi già dovuti a quella data, ma non le tranche con decorrenza successiva alla tua uscita. È un'impostazione tradizionale, confermata anche da questo contratto.

Chi paga cosa

Un'altra distinzione utile riguarda i canali di pagamento. Gli arretrati stipendiali relativi al periodo ancora in servizio — cioè le differenze maturate quando il contratto era scaduto — dovrebbero essere liquidati da NoiPA, il sistema paghe della pubblica amministrazione, per il personale pagato tramite questo canale; al momento, tuttavia, non risulta una comunicazione ufficiale NoiPA specifica sugli arretrati del CCNL scuola 2025-2027. Il ricalcolo di pensione e TFS, invece, passa dall'INPS: in via generale l'Istituto aggiorna la posizione previdenziale sulla base dei dati e delle variazioni comunicati dall'amministrazione o dall'ente pubblico di appartenenza.

Anche qui la logica prevalente è quella dell'automatismo, pur restando possibile, per la ricostituzione, la presentazione della domanda tramite il servizio INPS dedicato. Va ricordato che, secondo l'INPS, per la ricostituzione non operano decadenze ma vale la prescrizione quinquennale degli arretrati, mentre per l'indennità di buonuscita è indicata la prescrizione quinquennale anche per riliquidazioni e aggiornamenti. Sarà comunque il flusso di dati tra amministrazione scolastica e INPS a mettere in moto la procedura.

Cosa fare (poco, ma utile)

Se in genere non serve alcuna domanda, un accorgimento però conviene: verificare che la propria posizione contributiva sia completa e aggiornata. Il ricalcolo parte liscio solo se l'amministrazione ha trasmesso all'INPS tutti i periodi di servizio e le relative qualifiche. Dove ci sono "buchi" o incongruenze — per esempio servizi prestati in più province, periodi di aspettativa non correttamente registrati — la macchina automatica può incepparsi, e la correzione a posteriori diventa più lenta e complicata.

Per chi vuole controllare, il primo passo è verificare i propri dati sul portale INPS e, in caso di anomalie, segnalarle per tempo alla segreteria della scuola di ultimo servizio o alla struttura territoriale competente, così da farle sistemare prima che il ricalcolo venga elaborato. Tenendo presente, inoltre, la prescrizione quinquennale prevista per gli arretrati, è opportuno non lasciar trascorrere troppo tempo di fronte a eventuali anomalie.

Quando arriva

Sui tempi conviene tenere aspettative realistiche. Sulla base dei consueti tempi di lavorazione delle singole posizioni, il ricalcolo previdenziale e la riliquidazione del TFS potrebbero richiedere diversi mesi, anche se non risultano al momento indicazioni ufficiali specifiche sui tempi per questo rinnovo. Le tempistiche puntuali dipenderanno dalle eventuali circolari operative — che allo stato non risultano ancora emanate — e dalla sistemazione delle singole posizioni assicurative. Sugli importi, meglio non farsi illusioni di cifre enormi: si tratta in genere di un incremento contenuto sull'assegno mensile e di un supplemento una tantum sulla buonuscita, variabile a seconda della carriera e dell'anzianità maturata.

In sintesi: di norma nessuna corsa allo sportello. L'unica cosa sensata da fare adesso è tenere d'occhio la propria posizione contributiva e, se qualcosa non torna, segnalarlo subito.