Un nuovo ciclo di percorsi abilitanti è ufficialmente in preparazione: chi punta ad abilitarsi all'insegnamento nella scuola secondaria avrà un'altra occasione nell'anno accademico 2026/2027. In questa fase, però, il lavoro è tutto in mano ad atenei e istituzioni AFAM: per gli aspiranti docenti non c'è ancora nulla da fare, perché bandi e iscrizioni arriveranno più avanti.

Il Ministero dell'Università e della Ricerca ha infatti aperto la procedura di accreditamento dei nuovi corsi, chiedendo alle università di caricare la propria offerta formativa sulla piattaforma CINECA. La finestra per gli atenei si chiude il 19 luglio. È bene chiarire subito un equivoco frequente: quel termine riguarda le istituzioni universitarie, non chi vuole iscriversi ai corsi.

Cosa significa "accreditamento" e perché riguarda anche te

Prima che un aspirante docente possa iscriversi, ogni corso deve seguire un percorso amministrativo preciso. Le università propongono la loro offerta, il Ministero verifica i requisiti, l'ANVUR (l'agenzia che valuta il sistema universitario) esprime un parere, e solo alla fine arriva il decreto che autorizza i posti. Da quel momento gli atenei possono pubblicare i propri bandi di ammissione con il numero di posti disponibili per ciascuna classe di concorso.

La conseguenza pratica è semplice: le iscrizioni per gli aspiranti si apriranno solo dopo il decreto ministeriale di autorizzazione. Chi è interessato, quindi, non deve cercare moduli o scadenze in questi giorni, ma tenere d'occhio i siti dei singoli atenei nei mesi successivi.

Quali corsi saranno attivati

I percorsi restano quelli disegnati dal quadro normativo in vigore (il D.P.C.M. 4 agosto 2023) e si rivolgono a platee diverse. In sintesi:

  • 60 CFU: il percorso completo di formazione iniziale, pensato soprattutto per chi arriva dalla laurea e non ha ancora titoli abilitanti.
  • 30 CFU: riservato ai vincitori di concorso non ancora abilitati e a chi ha alle spalle almeno tre anni di servizio negli ultimi cinque.
  • 30 e 36 CFU di completamento: per chi ha già percorso una parte della strada, ad esempio chi aveva conseguito i 24 CFU nella vecchia fase transitoria o rientra nelle procedure previste per i vincitori di concorso.

Resta invece sospesa, salvo diversa indicazione, l'attivazione di nuovi corsi per il conseguimento di ulteriori abilitazioni (i cosiddetti percorsi "art. 13"): possono proseguire solo dove il corso era già stato accreditato nei cicli precedenti.

La questione delle lezioni online

Nei cicli passati una parte consistente delle attività si è potuta seguire a distanza, in modalità sincrona, fino a un tetto del 50% delle ore, con l'eccezione di tirocini e laboratori, che restano obbligatoriamente in presenza. Questa possibilità nasce da una proroga di legge che, allo stato, è stata riferita in modo esplicito all'anno accademico 2025/2026. Se sarà confermata con gli stessi limiti anche per il 2026/2027 lo diranno il decreto autorizzativo e le circolari attuative: è prudente non darlo per scontato finché il quadro non sarà ufficiale.

Perché conta questo canale

I percorsi abilitanti sono la via ordinaria per abilitarsi all'insegnamento nella secondaria e restano decisivi per chi vuole rafforzare la propria posizione nelle graduatorie e nei concorsi. L'abilitazione, infatti, pesa nella prima fascia delle GPS e nelle procedure di reclutamento: da qui l'interesse di migliaia tra precari, supplenti con esperienza e neolaureati.

Nei cicli precedenti il calendario ha spesso creato tensioni, con corsi avviati a ridosso della fine dell'anno accademico e la corsa a concluderli in tempo utile per l'aggiornamento delle graduatorie. Uno dei nodi che l'amministrazione punta a governare meglio è proprio l'allineamento tra la durata dei corsi e le scadenze delle GPS.

Cosa fare adesso

Per gli aspiranti docenti, in questa fase, l'azione utile è una sola: attendere. Nello specifico conviene:

  • verificare qual è la propria classe di concorso e quale tipologia di percorso (60, 30 o 36 CFU) corrisponde alla propria situazione;
  • controllare di possedere i titoli di accesso richiesti per quella classe;
  • seguire gli aggiornamenti sui canali ufficiali e sui siti degli atenei, dove compariranno i bandi una volta pubblicato il decreto.

Gli aggiornamenti istituzionali sono disponibili sul portale del Ministero dell'Università e della Ricerca. Nei prossimi mesi torneremo sull'argomento non appena saranno noti il decreto di autorizzazione, il numero dei posti e le prime finestre di iscrizione.