Dal prossimo anno scolastico le scuole medie potranno tornare a insegnare il latino, ma in una veste nuova: opzionale, in via di prima applicazione e affidata a docenti con adeguate competenze. Si chiama Latino per l'educazione linguistica (LEL) e potrà essere attivato nelle classi seconde e terze a partire dal 2026/2027. Nessun obbligo: sarà ogni singola scuola a decidere se proporlo, inserendolo nel proprio Piano triennale dell'offerta formativa (PTOF) e informandone le famiglie.
La novità arriva con le nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo, adottate con il decreto ministeriale 9 dicembre 2025, n. 221, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 gennaio 2026. Le nuove Indicazioni sostituiscono quelle del 2012 e si applicano in modo graduale, partendo dalle prime classi. Il latino, però, fa eccezione: proprio perché pensato per il biennio finale, potrà essere avviato fin da subito anche nelle seconde e terze già funzionanti.
Non è il latino del liceo
La prima cosa da chiarire è l'obiettivo. Non si tratta di far tradurre versioni ai ragazzi di dodici o tredici anni. Il LEL nasce con una funzione strumentale: rafforzare la padronanza dell'italiano, far ragionare gli studenti sulle radici delle parole, allenare logica e riflessione sulla lingua. In altre parole, il latino serve qui come lente per capire meglio l'italiano e la sua storia, non come materia a sé da studiare in vista del liceo.
Secondo la nota con cui il MIM ha illustrato le novità alle scuole, l'insegnamento va inteso come uno strumento per collegare il mondo antico con l'esperienza degli studenti e la realtà di oggi, dentro un percorso di educazione linguistica più ampio che le nuove Indicazioni rafforzano già dalla primaria.
Chi può attivarlo e come
L'attivazione è una scelta autonoma della singola scuola. Il decreto non impone il latino a nessuno: prevede che, in via di prima applicazione e su base opzionale, le istituzioni scolastiche possano inserirlo nel PTOF utilizzando gli spazi di autonomia, flessibilità e ampliamento dell'offerta formativa. Saranno le scuole stesse a definire progettazione, tempi, modalità organizzative e risorse.
La nota ministeriale suggerisce almeno un'ora settimanale, ma non la fissa come vincolo rigido: il monte ore resta nella disponibilità organizzativa dell'istituto, nelle more di una possibile futura integrazione del quadro orario. È questo il senso della prima applicazione: si parte ora usando l'autonomia, poi si vedrà se e come consolidare la disciplina.
Sul fronte dei docenti, l'insegnamento è affidato a docenti in possesso di adeguate e specifiche competenze già in servizio nella scuola. Dove mancassero competenze interne adeguate, le medie potranno stipulare convenzioni con le scuole superiori del territorio in cui si insegna latino, per avvalersi di docenti con la giusta preparazione. È una soluzione pensata proprio per non lasciare indietro gli istituti che non hanno personale pronto a partire.
Cosa cambia per le famiglie
Per i genitori il messaggio è semplice: il latino alle medie non sarà automatico e non sarà uguale ovunque. Alcune scuole lo attiveranno già dal 2026/2027, altre no; alcune lo proporranno in una classe e non in un'altra. Chi è interessato dovrà guardare l'offerta formativa del singolo istituto, dove il progetto — se c'è — verrà indicato nel PTOF.
Le nuove Indicazioni raccomandano espressamente alle scuole di informare adeguatamente le famiglie sulle novità introdotte, latino compreso. È quindi ragionevole aspettarsi comunicazioni dagli istituti nei prossimi mesi, man mano che i collegi dei docenti rielaboreranno il curricolo in vista dell'avvio del nuovo anno.
Cosa devono fare le scuole adesso
Per gli istituti il lavoro è concreto e ha una scadenza naturale: l'inizio del prossimo anno scolastico. Entro l'avvio del 2026/2027 le scuole sono chiamate ad adattare il PTOF e a rielaborare il curricolo d'istituto sulla base delle nuove Indicazioni. È dentro questo percorso che ciascuna scuola deciderà se inserire o meno il Latino per l'educazione linguistica, con quali ore e con quali docenti.
In sintesi, chi lavora nella scuola secondaria di primo grado troverà nel latino non un obbligo calato dall'alto, ma una possibilità da progettare: opzionale per gli studenti, avviabile su base opzionale dall'istituto, e tutta da costruire con gli spazi di autonomia che la scuola già possiede. Per i dettagli operativi, il riferimento resta il testo delle nuove Indicazioni e le comunicazioni che il Ministero continuerà a diffondere in vista dell'avvio.
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