Se da marzo ricevi l'Assegno unico ridotto all'importo minimo perché non hai aggiornato l'ISEE, hai tempo fino a domani, 30 giugno, per presentare la DSU e recuperare tutti gli arretrati. Chi trasmette la dichiarazione entro questa data ottiene il ricalcolo dell'assegno con decorrenza da marzo 2026; chi la presenta dopo riceverà l'importo corretto solo dal mese successivo, perdendo le mensilità precedenti.
È una scadenza che riguarda molte famiglie, anche nel mondo della scuola, dove tra docenti precari, supplenti e personale ATA non è raro che il rinnovo dell'ISEE sia rimasto indietro. Vale la pena fermarsi cinque minuti e verificare la propria posizione, perché la differenza in gioco può essere significativa.
Perché molti stanno ricevendo l'importo minimo
Il meccanismo è automatico ma ha una trappola. Le domande di Assegno unico già accolte proseguono d'ufficio: non serve ripresentarle ogni anno e il bonifico continua ad arrivare. Proprio per questo molte famiglie pensano di non dover fare nulla. In realtà, l'INPS ha bisogno di un ISEE valido per l'anno in corso per calcolare l'importo giusto.
In assenza di un ISEE 2026 aggiornato, da marzo l'Istituto eroga l'assegno nella misura minima, quella prevista per i redditi più alti. Così può capitare che un nucleo con un ISEE basso riceva la stessa cifra di chi supera le soglie massime, semplicemente perché l'indicatore non è stato rinnovato. L'assegno arriva comunque, ma decurtato, e senza un controllo è facile non accorgersene.
Cosa cambia presentando la DSU entro il 30 giugno
La regola fissata dall'INPS è netta. Per le domande e gli aggiornamenti ISEE trasmessi dal 1° marzo al 30 giugno, l'assegno spetta con tutti gli arretrati a partire da marzo. Per quelli presentati dopo il 30 giugno, invece, l'assegno decorre dal mese successivo a quello di presentazione e viene calcolato sull'ISEE disponibile in quel momento: le mensilità arretrate non si recuperano più.
In pratica, chi presenta la DSU adesso e ha diritto a un importo superiore al minimo vedrà l'INPS ricalcolare gli importi di marzo, aprile, maggio e giugno, erogando la differenza come arretrati nel pagamento successivo. Chi lascia passare la scadenza tiene comunque l'importo corretto da luglio in avanti, ma rinuncia definitivamente ai mesi precedenti.
Quanto si rischia di perdere
Dipende dalla fascia ISEE. Per il 2026 gli importi dell'Assegno unico vanno da circa 58 euro al mese per figlio (importo minimo, per ISEE oltre la soglia massima) fino a un massimo di 203,80 euro mensili per figlio per gli ISEE più bassi, con maggiorazioni in presenza di specifiche condizioni. Le soglie di riferimento per il 2026 sono pari a 17.468,51 euro (sotto cui si ottiene l'importo pieno) e 46.582,71 euro (oltre cui scatta il minimo).
La distanza tra minimo e importo pieno, moltiplicata per i quattro mesi da marzo a giugno e per il numero di figli, spiega perché conviene non rimandare. Per una famiglia con ISEE basso e più figli, gli arretrati persi possono valere diverse centinaia di euro.
Cosa fare adesso
Il percorso è semplice e si può completare anche in autonomia:
- Verifica sul portale INPS lo stato della tua domanda di Assegno unico e controlla se risulta un ISEE 2026 valido nel tuo fascicolo previdenziale.
- Se l'ISEE manca o è fermo al 2025, accedi con SPID o CIE al portale ISEE dell'INPS e compila la DSU, anche nella versione precompilata.
- In alternativa, rivolgiti a un CAF o a un patronato, che presentano la dichiarazione gratuitamente.
- Completa la trasmissione entro il 30 giugno: fa fede la data di presentazione della DSU.
Per chi ha situazioni particolari — separazione, affidamento, figli maggiorenni a carico, nuovi nati o variazioni del nucleo durante l'anno — il supporto di un patronato aiuta a evitare errori che possono incidere non solo sull'Assegno unico, ma su tutte le prestazioni legate all'ISEE, dalle rette scolastiche alle agevolazioni comunali.
Tutte le informazioni ufficiali e l'accesso ai servizi sono disponibili sulla scheda dell'Assegno unico sul sito INPS. Da segnalare, infine, che la scadenza del 30 giugno non è prorogabile: chi può, è bene che muova oggi.
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