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Corte dei Conti 2025: istruzione sottofinanziata e precariato strutturale, l'allarme della UIL Scuola

Corte dei Conti 2025: istruzione sottofinanziata e precariato strutturale, l'allarme della UIL Scuola

Scuola sottofinanziata e precariato record: la Corte dei Conti dà ragione alla UIL nel Rendiconto 2025

La Corte dei Conti, nel Giudizio di parificazione sul Rendiconto generale dello Stato 2025 reso noto il 24 giugno 2026, certifica ciò che i sindacati denunciano da anni: l'istruzione resta tra i comparti meno finanziati, le retribuzioni del personale sono poco competitive e il precariato è ormai una condizione strutturale. A rilanciare l'allarme sono Santo Biondo, Segretario Confederale UIL, e Giuseppe D'Aprile, Segretario Generale della UIL Scuola, secondo cui l'analisi dell'organo costituzionale coincide con quella portata avanti dal sindacato da tempo.

Cosa dice la Corte dei Conti sull'istruzione

Nella relazione, la magistratura contabile colloca l'istruzione tra i comparti più deboli del bilancio statale, richiamando le difficoltà di reclutamento e l'assenza di stipendi attrattivi. La scuola viene indicata, insieme alla sanità, come uno dei due pilastri fondamentali dello Stato sociale, a conferma del peso che le politiche educative hanno sull'equilibrio complessivo della spesa pubblica.

Particolarmente netto il giudizio espresso nella Requisitoria del Procuratore generale Pio Silvestri, che parla apertamente di progressivo definanziamento dell'istruzione, investimenti inferiori alla media europea, stipendi poco competitivi e precariato strutturale. Sul piano dei dati, Silvestri ha richiamato il Rapporto Investing in Education 2025 della Commissione europea, secondo cui l'Italia destina all'istruzione il 7,3% della spesa pubblica totale, contro una media europea del 9,6% (dati 2023).

Il dato record: 285 mila supplenze

"Una fotografia confermata anche dai numeri", sottolineano Biondo e D'Aprile: i contratti di supplenza tra docenti e personale ATA hanno raggiunto la cifra record di 285 mila, che la UIL definisce "una vera emergenza sociale". La Corte evidenzia come si tratti di un fenomeno stabile nel tempo e non di un picco congiunturale, segnale di una fragilità ormai radicata nel sistema di reclutamento.

La posizione della UIL Scuola

"Le scelte che un Paese compie in materia di istruzione producono effetti che si manifestano nell'arco di decenni e per questo richiedono una visione strategica e una prospettiva di lungo periodo", affermano i due segretari. Per il sindacato, in un'epoca segnata da trasformazioni tecnologiche e competizione globale, investire nella scuola non è una scelta opzionale ma una necessità: "Il futuro dell'Italia dipenderà dalla capacità di valorizzare il proprio capitale umano e di riconoscere che la conoscenza è la risorsa più preziosa di cui dispone una nazione".

La replica del Ministero

Sul fronte opposto, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha respinto la lettura dei tagli, rivendicando per il 2025 una spesa per l'istruzione pari al 6,2% della spesa finale dello Stato, in crescita di 0,4 punti rispetto al 2024, un piano di edilizia scolastica da oltre 12 miliardi tra fondi PNRR e risorse nazionali e una riduzione del tasso di precariato docente, sceso secondo Viale Trastevere all'8,2%. Il confronto tra la lettura della magistratura contabile e quella del dicastero resta dunque aperto e destinato a pesare sul dibattito dei prossimi mesi.

Francesco Perrone

Presidente UNLA Bovalino

Scuola e territorio Politiche educative Dispersione scolastica

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