Quanto cresceranno davvero gli stipendi della scuola? Dopo l'approvazione della parte economica del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027 da parte del Consiglio dei Ministri, la cifra di riferimento è chiara: in media 143 euro lordi in più al mese per i docenti e 107 euro per il personale ATA. Sono però importi medi, e tradurli in busta paga richiede qualche precisazione.
La distinzione tra valore "medio" e importo effettivo è il primo punto da capire. L'aumento non è uguale per tutti: dipende dal profilo professionale e, soprattutto, dall'anzianità di servizio, perché la quota più rilevante è legata alla retribuzione tabellare, che cresce con la progressione di carriera.
A chi spettano gli aumenti
Il nuovo contratto riguarda l'intero personale del comparto: docenti di ogni ordine e grado, personale educativo e personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA). In termini di importo medio mensile lordo, lo schema è questo: circa 143 euro per i docenti e circa 107 euro per gli ATA. Un assistente amministrativo, un collaboratore scolastico, un assistente tecnico e un DSGA vedranno quindi incrementi diversi tra loro, così come un docente a inizio carriera rispetto a un collega con molti anni di servizio.
Come si compone l'aumento
Secondo i dati del provvedimento, l'incremento retributivo medio a regime è del 5,39%. La parte prevalente, pari al 5,15%, va alla rivalutazione della retribuzione tabellare, cioè la voce principale dello stipendio; lo 0,23% restante è destinato alla rivalutazione delle indennità fisse di carattere accessorio. È un dato utile per capire perché si parla di "media": chi ha una tabellare più alta beneficia in valore assoluto di un aumento maggiore.
Perché il netto sarà inferiore al lordo
Gli importi indicati sono al lordo. In busta paga la cifra effettivamente percepita sarà inferiore, perché sullo stipendio incidono l'IRPEF e le relative addizionali regionali e comunali, oltre alla quota di contributi previdenziali a carico del lavoratore. L'entità del netto varia quindi da persona a persona, in funzione dell'aliquota fiscale applicata e della regione di residenza: è bene diffidare di cifre nette "uguali per tutti", perché non esistono.
Gli arretrati: 855 e 633 euro
Accanto all'aumento mensile, il contratto prevede il pagamento degli arretrati relativi al periodo già maturato. Gli importi medi comunicati dal Ministero dell'Istruzione e del Merito sono di 855 euro per i docenti e 633 euro per il personale ATA. Anche in questo caso si tratta di valori medi e lordi, soggetti a tassazione al momento dell'erogazione.
Da dove arrivano le risorse
Le somme per il rinnovo sono garantite in larga parte dagli stanziamenti delle leggi di bilancio. In particolare, le risorse per la tornata contrattuale sono state assicurate dalla Legge 207/2024 (legge di bilancio 2025), a cui il Ministero ha aggiunto risorse proprie destinate al personale scolastico. È questo il quadro finanziario che ha reso possibile fissare gli importi degli incrementi.
Quando si vedranno sul cedolino
Sul fronte delle tempistiche occorre cautela. Prima dell'erogazione manca ancora la firma definitiva del contratto, dopo i previsti controlli degli organi di garanzia. Solo allora il MEF potrà lavorare gli importi e liquidarli tramite il sistema NoiPA. Le stime degli esperti indicano la possibilità che aumenti e arretrati compaiano in busta paga nel corso dell'estate, con un occhio al mese di luglio, eventualmente con un'emissione speciale; resta però una previsione legata ai tempi amministrativi.
Cosa conviene fare ora
Per docenti e ATA il consiglio pratico è semplice: una volta che il contratto sarà firmato in via definitiva, conviene controllare il cedolino mensile su NoiPA, verificando sia la nuova voce tabellare sia l'eventuale emissione degli arretrati. Per stimare il proprio aumento è più realistico ragionare sulla retribuzione tabellare del proprio profilo e anzianità che sul dato medio nazionale, che resta un riferimento utile ma generale. Nelle prossime settimane saranno le istruzioni operative ufficiali a definire l'importo esatto e il mese di accredito.
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