La scuola entra a pieno titolo nel dibattito politico del fine settimana. Ieri, domenica 14 giugno, dal palco dell'assemblea costituente di Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci, l'ex generale ha illustrato il programma del partito riservando ampio spazio a istruzione, giovani e lavoro. Due i passaggi destinati a far discutere il mondo della scuola: l'idea di un sistema scolastico "duro e selettivo" e la proposta di reintrodurre il libretto di lavoro a partire dai 14 anni.
Le parole sulla scuola
Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, Vannacci ha sostenuto che la scuola debba essere "dura e selettiva", perché tale, a suo giudizio, è anche la vita. Il leader di Futuro Nazionale ha collegato il tema al cosiddetto disagio giovanile, attribuendo parte delle difficoltà a una scuola che, nella sua lettura, non preparerebbe abbastanza ad affrontare il mondo reale. Nel suo intervento ha criticato la presenza nelle scuole di alcuni temi e iniziative, citando tra gli altri i "progetti gender", e ha rivendicato la centralità della scuola pubblica, precisando di non voler togliere nulla a quella privata.
La proposta del libretto di lavoro a 14 anni
L'annuncio più netto riguarda però il lavoro giovanile. Vannacci ha proposto di reintrodurre il libretto di lavoro a 14 anni, per consentire agli adolescenti di svolgere alcune attività compatibili con l'età e con il percorso scolastico. L'ex generale ha portato esempi concreti, come il poter fare il cameriere o l'aiuto bagnino durante l'estate, sostenendo che un primo contatto con il mondo del lavoro durante l'adolescenza non sia di per sé un danno. La proposta è stata inserita tra i punti programmatici del movimento, accanto a numerosi altri temi, alcuni dei quali su materie diverse dalla scuola hanno alimentato nelle stesse ore un'ampia polemica politica.
Cosa prevede oggi la legge
Sul piano normativo, la proposta si confronta con un quadro consolidato. In Italia l'età minima per l'accesso al lavoro è fissata, in via generale, a 16 anni, in coincidenza con l'assolvimento dell'obbligo di istruzione. La tutela del lavoro dei minori è disciplinata in particolare dalla Legge 977/1967, più volte aggiornata, mentre l'obbligo di istruzione fino a 16 anni è stato introdotto dall'art. 1, comma 622, della Legge 296/2006. Il "libretto di lavoro", strumento storico che accompagnava l'avviamento al lavoro, è inoltre stato superato da tempo nell'ordinamento italiano. Una eventuale apertura al lavoro a 14 anni richiederebbe quindi un intervento normativo significativo, che dovrebbe fare i conti anche con i vincoli europei in materia di età minima e di tutela dei minori.
Le reazioni
Le dichiarazioni hanno acceso il confronto. Da una parte, l'idea di una scuola "del merito", più esigente e orientata al lavoro, intercetta sensibilità presenti in una porzione del dibattito pubblico e si lega a discussioni già in corso sull'organizzazione della secondaria. Dall'altra, le proposte sono state contestate da settori del mondo progressista e della scuola, che vi leggono il rischio di un modello selettivo e di un'anticipazione del lavoro in contrasto con il diritto allo studio e con la funzione inclusiva del sistema di istruzione.
Il tema del lavoro precoce, in particolare, tocca un nervo scoperto: i sostenitori parlano di responsabilizzazione e di contatto con il mondo produttivo, i critici di un possibile indebolimento del percorso formativo proprio nella fascia d'età dell'obbligo scolastico. Nel mezzo restano le esigenze concrete delle famiglie e degli studenti, dalle attività estive ai percorsi di alternanza già previsti dall'ordinamento per gli istituti superiori.
Un dibattito destinato a proseguire
Al di là delle valutazioni politiche, l'uscita di Vannacci ha il merito di riportare al centro alcune domande di fondo: quale equilibrio tra rigore e inclusione, quale rapporto tra scuola e lavoro, quale ruolo per l'istruzione pubblica. Sono interrogativi che attraversano da tempo il sistema italiano e che continueranno ad alimentare il confronto, soprattutto in una fase in cui la secondaria è oggetto di riforme e ripensamenti. Per ora si tratta di proposte di un movimento politico, prive di immediate ricadute normative; sarà il dibattito parlamentare, e non i palchi dei congressi, a stabilire se e come potranno tradursi in scelte concrete per la scuola.