Precari

Sostegno, precari quasi quadruplicati in dieci anni: i dati

11 giugno 2026 di Vincenzo Schirripa

Il precariato sul sostegno continua a crescere a ritmi che fotografano una delle fragilità strutturali della scuola italiana. Secondo un'analisi di Tuttoscuola sui dati del Ministero dell'Istruzione e del Merito, in dieci anni i posti di sostegno coperti da docenti con contratto a tempo determinato sono quasi quadruplicati. Un dato che riguarda da vicino decine di migliaia di insegnanti precari, ma soprattutto gli studenti con disabilità e le loro famiglie, per i quali la continuità della relazione educativa è un fattore decisivo.

I numeri dell'analisi

Secondo l'elaborazione, i posti di sostegno affidati a personale precario nelle scuole statali sono passati da 33.371 nell'anno scolastico 2015/2016 a 125.462 nel 2024/2025, con un incremento che sfiora il 300%. In altre parole, in un decennio il bacino dei supplenti su questi posti è cresciuto in modo esponenziale, segnalando come l'offerta di docenti specializzati di ruolo non sia riuscita a tenere il passo con l'aumento del fabbisogno. Il fenomeno non è nuovo, ma la sua dimensione attuale rende evidente quanto il sostegno sia diventato il terreno più critico del reclutamento scolastico.

Un precariato che pesa sulla continuità didattica

Dietro le cifre c'è una conseguenza concreta: l'elevato turnover dei docenti di sostegno mette a rischio la continuità didattica per gli alunni con disabilità, principio cardine dell'inclusione disciplinato dal decreto legislativo 66/2017. Cambiare insegnante ogni anno significa, per molti studenti, ricominciare da capo la costruzione di una relazione educativa e la messa a punto degli strumenti previsti dal Piano educativo individualizzato. È proprio per attenuare questo problema che negli ultimi anni sono stati introdotti meccanismi di conferma dei supplenti su richiesta delle famiglie.

Il contesto: il precariato complessivo e il richiamo dell'Europa

Il caso del sostegno si inserisce in un quadro più ampio. Sempre secondo le analisi di Tuttoscuola sui dati ufficiali, il numero complessivo di docenti con contratto a tempo determinato è più che raddoppiato nel giro di pochi anni, arrivando a rappresentare circa un quarto di tutto il personale insegnante in servizio. Su questo fronte pesa anche il richiamo dell'Unione europea, che ha contestato all'Italia l'uso ritenuto eccessivo dei contratti a termine nel comparto scolastico, sollecitando interventi strutturali di stabilizzazione.

Le misure in campo

Sul versante delle soluzioni, il Ministero ha puntato negli ultimi anni su più leve: le immissioni in ruolo, la conferma dei supplenti per garantire la continuità sugli alunni con disabilità e l'ampliamento dei percorsi di specializzazione. Il TFA Sostegno resta il canale ordinario per conseguire l'abilitazione e accedere alla prima fascia delle GPS, mentre i percorsi straordinari mirano a riassorbire parte dei docenti che già operano sul campo senza titolo. Si tratta di strumenti che, da soli, non bastano a riassorbire un divario cresciuto per un decennio, ma che indicano la direzione di marcia.

La posta in gioco

I numeri diffusi rilanciano una questione che intreccia diritti degli studenti e condizioni di lavoro dei docenti. Per gli insegnanti precari significa anni di incertezza e di mobilità continua tra scuole e province; per gli alunni con disabilità significa il rischio di non avere accanto, di anno in anno, la stessa figura di riferimento. La sfida, per il sistema, è trasformare un fabbisogno ormai stabile in posti stabili, con un reclutamento capace di valorizzare la specializzazione e di garantire quella continuità che la normativa sull'inclusione pone come obiettivo prioritario.

Tags: precariato sostegno supplenze
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