I posti di sostegno in deroga nelle scuole statali sono quasi quadruplicati in dieci anni. Secondo un'analisi di Tuttoscuola sui dati del Ministero dell'Istruzione e del Merito, diffusa in questi giorni e ripresa dalle principali agenzie, le cattedre sono passate da 33.371 nell'anno scolastico 2015/16 a 125.462 nel 2024/25, con un incremento del 276%. Un dato che riporta al centro del dibattito due questioni storiche della scuola italiana: la stabilizzazione del personale e la continuità didattica per gli alunni con disabilità.
I numeri: da 33mila a 125mila posti
L'incremento complessivo, in un decennio, è stato di oltre 92mila posti, con una crescita media di circa 9-10mila unità all'anno. Il dato più significativo riguarda il peso relativo di queste cattedre: nel 2015/16 i posti in deroga rappresentavano poco più di un quarto di tutti i posti di sostegno attivati, mentre dieci anni dopo superano la metà dell'intero organico di sostegno. In altre parole, oggi più di un posto di sostegno su due nasce come "aggiuntivo" e temporaneo.
Perché si chiamano "in deroga" (e perché restano precari)
I posti di sostegno in deroga sono cattedre autorizzate ogni anno per rispondere ai bisogni effettivi degli alunni con disabilità, ma che per legge continuano a essere considerate temporanee. Per questa ragione non possono essere trasformate in posti stabili dell'organico di diritto: non sono validi per i concorsi, non sono utilizzabili per la mobilità dei docenti di ruolo e vengono assegnati esclusivamente a docenti con contratto a tempo determinato, in genere fino al 30 giugno.
Il paradosso, sottolinea lo studio, è che queste cattedre non hanno nulla di occasionale: esistono ogni anno, aumentano costantemente e sono indispensabili per garantire il diritto allo studio. Eppure la loro classificazione come posti "in deroga" alimenta il precariato: secondo i dati, oltre il 70% dei posti di sostegno risulta assegnato a personale non di ruolo. Senza una modifica normativa, il numero è destinato ad aumentare ancora.
Il caso Sicilia e i divari territoriali
La crescita non è uniforme sul territorio. Come riportato dall'ANSA, la Sicilia registra l'incremento più elevato: dai 1.383 posti in deroga del 2015/16 ai 12.359 del 2024/25, con un aumento del 794%. Nello stesso periodo la Lombardia ha fatto segnare una crescita del 146%. Si tratta di divari che riflettono dinamiche diverse nella certificazione e nell'assegnazione delle ore di sostegno e che incidono in misura differente sulla gestione degli organici da regione a regione.
L'impatto sulla continuità didattica
Le conseguenze ricadono soprattutto sugli studenti più fragili. Secondo le stime elaborate da Tuttoscuola, su circa 350mila alunni con disabilità presenti nelle scuole statali, almeno 125mila hanno avuto quest'anno un docente di sostegno diverso rispetto all'anno precedente. Il dato sarebbe stato ancora più alto senza i circa 46mila supplenti confermati su richiesta delle famiglie, grazie al meccanismo di continuità introdotto dalle recenti norme. La continuità della relazione educativa è un elemento centrale dell'inclusione scolastica disciplinata dal D.Lgs. 66/2017, che attua i principi di tutela delle persone con disabilità già sanciti dalla Legge 104/1992.
Il nodo: stabilizzazione e modifica normativa
Il punto sollevato dall'analisi è chiaro: finché i posti che si ripetono ogni anno resteranno classificati come "in deroga", non potranno essere inseriti nell'organico di diritto e quindi non potranno essere coperti con assunzioni a tempo indeterminato. Per questo molte organizzazioni di categoria chiedono da tempo un intervento normativo che consolidi una quota di questi posti, rendendoli stabili e quindi assegnabili a docenti di ruolo specializzati. È una richiesta che si lega anche al più ampio tema della specializzazione sul sostegno, oggi affidata ai percorsi del TFA e ai corsi INDIRE.
Che cosa aspettarsi
Per le famiglie e per i docenti specializzati, la fotografia scattata dai dati è insieme un problema e un'opportunità: da un lato evidenzia la fragilità di un sistema che si regge in larga parte su contratti annuali, dall'altro conferma l'esistenza di un fabbisogno strutturale e crescente di insegnanti di sostegno. La trasformazione di una parte dei posti in deroga in posti di organico di diritto resta la leva principale per ridurre il precariato e garantire continuità agli alunni. NewsIstruzione continuerà a seguire l'evoluzione del quadro normativo e i dati sugli organici di sostegno.