La Carta del docente cambia volto per l'anno scolastico 2025/2026. Da un lato si allarga in modo significativo la platea dei beneficiari, che include ora anche i supplenti con contratto fino al 30 giugno e il personale educativo; dall'altro, l'importo a disposizione di ciascuno scende a 383 euro, ben al di sotto dei 500 euro originari. Una doppia novità che ha riacceso il confronto tra Ministero e organizzazioni sindacali, divisi sul giudizio di un provvedimento atteso da anni dai precari.
Dai 500 ai 383 euro: cosa è cambiato
La Carta del docente è il bonus per la formazione e l'aggiornamento professionale introdotto dalla Legge 107/2015, la cosiddetta "Buona Scuola". Nata con un valore di 500 euro annui e riservata ai docenti di ruolo, ha rappresentato per anni uno strumento esclusivo del personale stabilizzato. Per il 2025/2026 il decreto di riparto ha fissato l'importo a 383 euro, come ricostruito dalla FLC CGIL: una riduzione conseguente alla scelta di distribuire le risorse disponibili su una platea più ampia, anziché finanziare l'allargamento con fondi aggiuntivi.
La platea si allarga: precari e personale educativo
La novità più rilevante riguarda proprio i destinatari. Con la conversione in legge del decreto-legge 127/2025, la Carta è stata estesa a tutto il personale docente con supplenza al 30 giugno, oltre a quello con incarico annuale al 31 agosto e al personale educativo. Si chiude così, almeno in parte, una stagione di esclusioni che aveva alimentato un ampio contenzioso. Il beneficio cessa di essere appannaggio del solo personale di ruolo ed entra nella disponibilità di una fetta consistente del mondo dei precari.
Il percorso giudiziario dietro l'estensione
L'allargamento recepisce, con notevole ritardo, un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza nazionale ed europea. La Corte di Giustizia dell'Unione europea ha ritenuto discriminatorio escludere i supplenti dal bonus, mentre in Italia la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29961 del 27 ottobre 2023, ha riconosciuto il diritto ai docenti non di ruolo con incarico al 31 agosto e al 30 giugno. Sul fronte interno è intervenuta anche la Corte costituzionale, con la pronuncia n. 121 del 2025, richiamata da più organizzazioni sindacali nel dibattito sull'importo. È su questa base che il legislatore ha progressivamente ampliato la platea fino all'assetto attuale.
Le regole di spesa e gli importi residui
La Carta può essere utilizzata, attraverso la piattaforma cartadeldocente.istruzione.it, per finalità legate all'aggiornamento: acquisto di libri e pubblicazioni, hardware e software, iscrizione a corsi di formazione e qualificazione, ingresso a musei, mostre, spettacoli ed eventi culturali. Le nuove disposizioni si applicano già dal 2025/2026 e riguardano anche chi ottiene la Carta tramite sentenza.
Sul piano pratico, secondo la ricostruzione della FLC CGIL, le somme non utilizzate entro l'anno scolastico restano disponibili anche per il 2026/2027, garantendo una parziale flessibilità di spesa. Per alcune tipologie di acquisto, inoltre, chi ne ha già usufruito potrebbe dover attendere il periodo previsto prima di procedere a nuove spese della stessa natura: un aspetto su cui conviene verificare le indicazioni ufficiali prima di effettuare gli ordini.
Le critiche dei sindacati e i nodi aperti
Sul giudizio complessivo le posizioni restano distanti. Le organizzazioni sindacali, pur riconoscendo il valore dell'estensione ai precari, contestano il metodo: per la FLC CGIL il riconoscimento di un diritto non può tradursi in un taglio generalizzato delle risorse, e la riduzione da 500 a 383 euro rappresenta un arretramento sugli investimenti nella formazione. Restano poi aperti due fronti: l'estensione ai docenti con supplenze brevi e saltuarie, ancora affidata in larga parte ai ricorsi individuali, e la possibile inclusione del personale ATA, da tempo rivendicata ma non ancora tradotta in norma.
Per i docenti e i precari interessati, l'indicazione pratica è di verificare l'accredito sulla propria area personale della piattaforma e di pianificare gli acquisti tenendo conto delle finalità ammesse e degli importi effettivamente disponibili. Chi ha ottenuto il beneficio per via giudiziaria può inoltre rivolgersi al proprio sindacato o patronato per chiarimenti sull'erogazione delle somme riconosciute.