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Social ai minori di 15 anni: il ddl 1136 verso l'aula

Social ai minori di 15 anni: il ddl 1136 verso l'aula

Resta al centro del dibattito il disegno di legge che intende vietare l'accesso autonomo ai social network ai minori di 15 anni. L'atto S. 1136, "Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale", prosegue il suo cammino al Senato: il testo base è stato adottato dalla Commissione competente in sede redigente, ma resta in attesa dei pareri necessari e di una calendarizzazione che ne acceleri il passaggio verso il voto dell'aula. È un tema che tocca direttamente la scuola, le famiglie e il benessere degli studenti.

Cosa prevede il ddl 1136

Il cuore del provvedimento è chiaro: l'attivazione di un account sui social network e sulle piattaforme di condivisione video sarebbe consentita ai minori solo dopo il compimento dei 15 anni. Per rendere effettivo il limite, il testo prevede che i fornitori verifichino l'età degli utenti attraverso un mini-portafoglio nazionale, che recepisce la soluzione europea di verifica dell'età secondo le modalità stabilite dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Lo strumento dovrebbe essere reso disponibile entro il 30 giugno 2026.

Il disegno di legge introduce inoltre nuove responsabilità per le famiglie, con l'obbligo per i genitori di adottare filtri e sistemi di controllo parentale sui dispositivi, e richiama gli strumenti di tutela come il numero unico per l'emergenza infanzia.

La soglia dei 15 anni e la normativa attuale

La proposta rappresenta un inasprimento rispetto al quadro vigente. Oggi in Italia il cosiddetto consenso digitale del minore è fissato a 14 anni: la soglia è stabilita dal Codice in materia di protezione dei dati personali (D.Lgs. 196/2003), in attuazione del Regolamento generale europeo sulla protezione dei dati, che consente agli Stati membri di abbassare fino a quattordici anni il limite di sedici. Portare la soglia a quindici, secondo i promotori, significa estendere il periodo di protezione rafforzata, ponendo la tutela della salute e dello sviluppo dei più giovani davanti all'accesso libero alle piattaforme.

L'iter parlamentare

L'atto S. 1136 reca la prima firma della senatrice Lavinia Mennuni (Fratelli d'Italia) e ha raccolto cofirme trasversali, da esponenti del Partito Democratico a Lega e Forza Italia; relatore è il senatore Claudio Fazzone. Incardinato nella primavera del 2024 e congiunto ad altri testi sulla stessa materia, il disegno di legge è rimasto fermo per mesi, per poi tornare all'esame della Commissione, che ne ha adottato un nuovo testo come base.

Nelle ultime settimane si registrano sollecitazioni a velocizzare l'iter: secondo le firmatarie il testo è ormai definito ma in attesa dei passaggi tecnici, mentre dalla maggioranza arrivano richieste di calendarizzazione. L'obiettivo dichiarato è arrivare a un provvedimento da votare prima della fine della legislatura, eventualmente armonizzando la proposta parlamentare con la bozza a cui sta lavorando il Governo.

Il contesto europeo e le questioni aperte

Il dibattito italiano si inserisce in un movimento più ampio. A maggio la presidente della Commissione europea ha annunciato che Bruxelles potrebbe proporre entro l'estate misure di restrizione dell'accesso ai social per i minori, mentre è in fase di sperimentazione un sistema europeo di verifica dell'età a cui lo stesso ddl si aggancia. Diversi Paesi si muovono in parallelo, dalla Danimarca alla Francia, con soglie comprese tra i 13 e i 16 anni.

Restano però nodi rilevanti. Il principale è la verifica dell'età in modo efficace senza comprimere la privacy degli utenti, oltre al rischio che i divieti siano facilmente aggirabili. In Italia il quadro è frammentato, con altre proposte che fissano soglie diverse, segno di un confronto ancora aperto sul punto di equilibrio tra tutela dei minori e libertà di accesso alla rete.

Perché interessa la scuola

Per il mondo della scuola il provvedimento non è un tema laterale. Si collega al divieto dell'uso dei cellulari in classe introdotto negli scorsi anni e, più in generale, alla riflessione sul benessere digitale degli studenti: secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità una quota significativa di adolescenti è a rischio di un rapporto problematico con i social. In questo contesto la scuola resta un presidio centrale per l'alfabetizzazione digitale e per la prevenzione, con docenti e famiglie sempre più chiamati a un ruolo educativo condiviso.

Per ora il ddl 1136 è una proposta in lavorazione, non una legge: docenti, genitori e studenti dovranno seguire l'evoluzione dell'iter parlamentare e, se il testo verrà approvato, le successive modalità attuative, a partire dagli strumenti di verifica dell'età. È su questi dettagli operativi che si misurerà l'effettiva applicabilità della misura.

Vincenzo Schirripa

Editore, docente, autore

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