Con le temperature che in molte zone d'Italia superano i 30 gradi e le lezioni che in diverse regioni si avviano alla conclusione, torna d'attualità il tema delle aule roventi. Un recente rapporto dell'OCSE collega l'aumento delle temperature al benessere e all'apprendimento degli studenti, mentre i dati ripresi dalla stampa e dai sindacati fotografano un patrimonio edilizio impreparato: meno di una scuola su dieci, in Italia, dispone di aria condizionata. Il tutto proprio mentre incombono scrutini ed esami.
Cosa dice il rapporto OCSE
Secondo lo studio dell'OCSE pubblicato nella primavera 2026, il calore incide sugli studenti in due modi: in maniera diretta, influenzando il loro benessere e il rendimento scolastico, e in maniera indiretta, attraverso interruzioni del percorso di studi. L'organizzazione avverte che il fenomeno è destinato ad aggravarsi: entro il 2050 gli alunni dei Paesi OCSE trascorreranno un numero crescente di giornate scolastiche esposte a temperature elevate, oltre i 30 gradi.
Le contromisure indicate sono essenzialmente tre: investire in sistemi di raffrescamento degli edifici, ripensare gli ambienti esterni frequentati dai più piccoli e, soprattutto, intervenire sul calendario scolastico per ridurre l'esposizione alle ondate di calore.
In Italia poche aule climatizzate
Il quadro italiano è tra i più fragili. In base ai dati ripresi dalla stampa e dalle organizzazioni sindacali, circa il 90% degli edifici scolastici è privo di impianti di climatizzazione; e dove i condizionatori ci sono, spesso si trovano in pochi ambienti come segreterie e uffici di presidenza, mentre nelle aule restano una rarità. La Gilda-Unams stima che meno del 10% delle classi sia effettivamente climatizzato.
Il risultato è che, nelle giornate più calde, seguire le lezioni o sostenere una verifica diventa difficile sia per gli studenti sia per chi lavora a scuola. Una criticità che pesa in modo particolare ora, con la prima prova della Maturità 2026 in programma il 18 giugno e gli scrutini di fine anno in pieno svolgimento.
Malori in classe e l'allarme dei sindacati
Nelle ultime settimane la cronaca locale ha riportato diversi casi di malori legati al caldo. In una scuola dell'Emilia, in una giornata con oltre 30 gradi rilevati in aula, una studentessa è stata soccorsa dal personale sanitario; episodi analoghi sono stati segnalati in altri istituti. In alcuni casi il problema ha riguardato anche edifici di recente costruzione, consegnati senza impianto di condizionamento.
Sul fronte sindacale, la FLC CGIL ha parlato di condizioni di lavoro insostenibili, esprimendo preoccupazione proprio per lo svolgimento di scrutini ed esami nelle aule surriscaldate. Il tema, dunque, non riguarda solo l'apprendimento degli studenti, ma anche la tutela di docenti e personale ATA.
Calendario e investimenti: le strade possibili
Le risposte messe in campo finora guardano in più direzioni. Da un lato gli interventi sul calendario: l'Emilia-Romagna sarà la prima regione a sperimentare un'apertura anticipata di alcune scuole primarie a fine agosto, mentre il Piano Estate 2026 prevede attività rivolte ad alunni e famiglie nei mesi di sospensione delle lezioni. Dall'altro restano necessari interventi strutturali sugli edifici, dalla schermatura delle finestre all'efficientamento, fino agli impianti di raffrescamento, per affrontare un clima che gli esperti descrivono come ormai diverso da quello su cui le scuole furono progettate.
Va ricordato che il calendario scolastico è competenza delle Regioni, che ogni anno fissano date di inizio e fine lezioni con margini di pochi giorni l'una dall'altra: un assetto che rende complesso un coordinamento nazionale sul tema del caldo.
Una questione anche di sicurezza sul lavoro
Per docenti e personale ATA l'aula è a tutti gli effetti un luogo di lavoro, soggetto alle tutele del D.Lgs. 81/2008 in materia di salute e sicurezza, che include anche il microclima degli ambienti. La gestione delle condizioni termiche, dunque, non è solo un tema di comfort, ma rientra nelle valutazioni dei rischi cui sono chiamati i datori di lavoro pubblici, dirigenti scolastici compresi, in raccordo con gli enti locali proprietari degli immobili.
Cosa aspettarsi
Nell'immediato, le scuole gestiranno le ultime giornate di lezione e gli esami con gli strumenti a disposizione, dalle aule più ventilate alla rimodulazione degli orari nelle ore meno calde. Sul medio periodo, il nodo resta quello degli investimenti sull'edilizia scolastica e di un'eventuale riflessione sul calendario, due piani su cui l'allarme dell'OCSE chiede risposte strutturali. Per famiglie, studenti e personale, intanto, le prossime settimane saranno un banco di prova concreto, tra fine delle lezioni, scrutini e prove d'esame da affrontare con il termometro in salita.
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