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Precari ATA: la Corte UE condanna l'Italia sui contratti a termine

Precari ATA: la Corte UE condanna l'Italia sui contratti a termine

Nuovo richiamo dell'Europa all'Italia sul precariato scolastico. Con la sentenza dello scorso 13 maggio nella causa C-155/25, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha dichiarato incompatibile con il diritto comunitario il ricorso reiterato ai contratti a tempo determinato per il personale ATA delle scuole statali. Una pronuncia che riapre il fronte delle stabilizzazioni e dei risarcimenti per decine di migliaia di lavoratori e che le organizzazioni sindacali intendono ora far valere nelle vertenze in corso.

La decisione arriva al termine di una lunga procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea, che già nel 2024 aveva deferito l'Italia alla Corte per l'uso considerato abusivo dei contratti a termine nella scuola. Un tema che da anni alimenta il contenzioso e le proteste dei sindacati di categoria.

Cosa ha stabilito la Corte

Il cuore giuridico della vicenda è la clausola 5 dell'Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, allegato alla direttiva 1999/70/CE. La norma impone agli Stati membri di adottare almeno una misura per prevenire l'abuso nella successione dei contratti a termine: ragioni obiettive che ne giustifichino il rinnovo, una durata massima complessiva oppure un numero massimo di rinnovi.

Secondo i giudici di Lussemburgo, per il personale ATA supplente delle scuole statali l'Italia non ha rispettato nessuna di queste misure, configurando un inadempimento di carattere strutturale. Per la Corte, inoltre, i concorsi banditi negli ultimi anni non rappresentano una risposta adeguata, perché organizzati in modo discontinuo e imprevedibile e quindi inidonei a prevenire effettivamente gli abusi.

Dalla "Mascolo" al personale ATA

La pronuncia si inserisce nel solco della giurisprudenza europea che da anni contesta il ricorso sistematico ai rapporti a termine nella pubblica amministrazione, e in particolare nella scuola. Come evidenziato da diverse analisi, la sentenza estende al personale ATA i principi affermati nel 2014 dalla nota sentenza "Mascolo", che aveva riguardato i docenti precari.

Il nodo è quello di un sistema che, secondo i giudici, ha utilizzato i contratti temporanei per coprire esigenze permanenti e durevoli degli istituti, anziché per necessità realmente eccezionali. Sul piano interno, il riferimento al limite dei trentasei mesi, introdotto in passato e poi modificato per il personale scolastico, resta oggetto di contenzioso davanti ai giudici nazionali.

La platea e le possibili conseguenze

La decisione interessa una platea molto ampia: secondo le stime riportate da più fonti, parliamo di oltre 60mila lavoratrici e lavoratori ATA precari, impiegati nelle funzioni quotidiane delle scuole, dalla gestione amministrativa all'assistenza tecnica fino ai servizi ausiliari.

Le ricadute si muovono su due piani. Da un lato, la pronuncia rafforza le richieste di stabilizzazione e di revisione delle modalità di reclutamento; dall'altro, alimenta il contenzioso individuale per il riconoscimento dei danni da abusiva reiterazione, nel quadro che, per il pubblico impiego, esclude di norma la conversione automatica del rapporto a tempo indeterminato prevedendo in via prevalente forme di risarcimento (articolo 36 del D.Lgs. 165/2001).

La reazione di sindacati e amministrazione

Sul fronte sindacale, la FLC CGIL ha annunciato il 27 maggio l'intensificazione della vertenza a tutela di tutto il personale, sottolineando come la pronuncia estenda ufficialmente agli ATA i principi già riconosciuti per i docenti. Anche le altre sigle del comparto hanno richiamato da tempo il carattere ormai strutturale del precariato scolastico.

Sul versante istituzionale, secondo quanto riportato dalla stampa, il Ministero starebbe valutando le iniziative necessarie per adeguarsi alla decisione europea. Per il legislatore italiano si apre infatti una fase delicata, che richiederà di ripensare le modalità di reclutamento e gli strumenti di prevenzione degli abusi nel comparto.

Per i precari ATA, la sentenza non produce effetti automatici di stabilizzazione, ma fissa un principio destinato a pesare sulle scelte future del legislatore e sulle decisioni dei giudici nazionali. Chi intende far valere i propri diritti potrà rivolgersi al sindacato di categoria o a un legale di fiducia per una valutazione del singolo caso, in attesa di capire come l'Italia recepirà concretamente la pronuncia europea nei prossimi mesi.

Vincenzo Schirripa

Editore, docente, autore

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