Il dibattito sul reclutamento dei docenti e sul superamento del precariato storico si arricchisce di una riflessione pragmatica che tocca direttamente le tasche dello Stato. Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega e già presidente della Commissione Cultura al Senato, è tornato a fare il punto sulla complessa partita del "doppio canale" di reclutamento. La sua analisi si concentra su un ostacolo decisivo: la convenienza economica dei contratti a tempo determinato rispetto alla stabilizzazione.
Il divario economico: perché i supplenti convengono alle casse pubbliche
Secondo Pittoni, la vera resistenza alla stabilizzazione dei docenti precari non è solo di natura burocratica, ma soprattutto finanziaria. Fino a quando assumere un supplente comporterà per lo Stato un risparmio significativo rispetto a un docente di ruolo, gli organi economici – a partire dal Ministero dell'Economia e delle Finanze – continueranno a frenare sulle assunzioni di massa. Eppure, a parità di mansioni e responsabilità didattiche, questa disparità di costo unitario finisce solo per alimentare la storica "supplentite".
La ricetta proposta dall'esponente leghista è chiara: per sbloccare la situazione è necessario riavvicinare i costi delle due tipologie di contratto. Solo parificando la spesa si potrà spingere la macchina pubblica verso assunzioni strutturali e durature, garantendo al contempo la continuità didattica agli studenti.
Dalle GPS alle GPSR: la strada del doppio canale
La strategia per giungere a questo obiettivo passa per la trasformazione delle attuali Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) in GPSR (Graduatorie Provinciali per le Supplenze e il Ruolo), utilizzabili non solo per le supplenze, ma anche per le immissioni in ruolo sia sul sostegno che su posto comune.
Pittoni spiega che il percorso verso il doppio canale è attualmente a metà dell'opera. I primi due step – legati al ripristino del principio dell'idoneità nei concorsi e alla formulazione delle graduatorie di merito – sono ormai superati. La vera sfida si gioca ora sul terzo step, che prevede un confronto con la Commissione Europea per ottenere il via libera a un sistema di reclutamento strutturale che valorizzi il servizio svolto ed eviti il continuo ricorso a prove concorsuali selettive. Il quarto e ultimo passo sarà proprio il riallineamento della spesa tra docenti precari e di ruolo.
Il quadro normativo e lo stop ai nuovi concorsi
Le prospettive per i docenti potrebbero cambiare sensibilmente nei prossimi mesi, anche grazie a recenti interventi legislativi. Il Decreto-Legge 14 marzo 2025, n. 25, convertito con modificazioni dalla Legge 9 maggio 2025, n. 69 (noto come Decreto PA 2025), ha introdotto importanti deroghe ai limiti dei concorsi pubblici, offrendo maggiore flessibilità nella gestione delle graduatorie approvate nel corso di quest'anno.
Inoltre, nell'ambito dell'ultima Manovra di Bilancio, il Governo si è impegnato tramite un ordine del giorno a valutare la sospensione o la limitazione di nuovi bandi di concorso per quelle classi di concorso che presentano già graduatorie vigenti e capienti. L'obiettivo è dare priorità assoluta allo scorrimento degli idonei già selezionati, evitando lo spreco di risorse per nuove procedure.
Cosa cambia concretamente per i docenti?
Per le migliaia di insegnanti precari che ogni anno attendono la chiamata da GPS, la strada tracciata da Pittoni rappresenta una speranza concreta di stabilizzazione senza dover necessariamente affrontare l'ennesima prova concorsuale. Con la conclusione della fase legata ai target del PNRR, prevista entro la fine di giugno con la chiusura del terzo concorso straordinario, lo Stato italiano disporrà finalmente di maggiori margini di manovra per ridisegnare un sistema di reclutamento più equo, stabile e incentrato sulla valorizzazione dell'esperienza sul campo.