Scuola

Riforma del voto in condotta: cosa cambia davvero per gli studenti delle medie e superiori

23 maggio 2026 di Vincenzo Schirripa

Il voto in condotta torna al centro del dibattito scolastico. Con la Legge n. 150 del 29 settembre 2023 e le successive disposizioni attuative, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha introdotto importanti novità che riguardano la valutazione del comportamento degli studenti nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Ma cosa cambia davvero nella pratica quotidiana?

Le principali novità per le scuole medie

Nelle scuole secondarie di primo grado, il voto in condotta concorre ora in modo più incisivo alla determinazione del voto finale. Un voto di condotta pari a 6 comporta un giudizio di "non adeguato" e può influire negativamente sulla promozione. Soprattutto, viene reintrodotto il legame diretto tra comportamento e rendimento scolastico complessivo: chi ottiene 5 in condotta viene bocciato, indipendentemente dai risultati nelle altre materie.

Le nuove disposizioni sono state recepite dal Decreto Ministeriale n. 50 del 25 marzo 2024, che ha aggiornato i criteri di valutazione per tutti gli ordini di scuola secondaria.

Cosa cambia alle superiori

Per le scuole secondarie di secondo grado le novità sono ancora più significative. Il voto in condotta concorre alla media finale e, di conseguenza, al punteggio per l'Esame di Stato. In particolare:

Per approfondire i meccanismi del credito scolastico, si rimanda alla Ordinanza Ministeriale n. 55 del 22 marzo 2024 sugli Esami di Stato conclusivi del secondo ciclo.

Il ruolo dei consigli di classe

I consigli di classe sono chiamati a una valutazione collegiale più attenta e documentata. I docenti devono motivare adeguatamente il voto assegnato, con riferimento a episodi specifici, al rispetto del regolamento d'istituto e all'atteggiamento tenuto durante le attività scolastiche. Il voto non può più essere deciso in modo arbitrario, ma deve seguire criteri definiti dal PTOF (Piano Triennale dell'Offerta Formativa) di ciascun istituto, come previsto dal D.P.R. 122/2009.

Le reazioni del mondo scolastico

La riforma ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, i sostenitori ritengono che il rafforzamento del voto in condotta sia necessario per ristabilire il rispetto delle regole e valorizzare il comportamento civico a scuola. Dall'altro, molti docenti e psicologi dell'età evolutiva esprimono preoccupazione per un approccio che, a loro avviso, rischia di penalizzare studenti con situazioni personali o familiari difficili senza un adeguato supporto educativo.

Le principali organizzazioni sindacali del settore scolastico, tra cui CGIL Scuola e CISL Scuola, hanno richiesto un confronto approfondito con il Ministero sull'applicazione delle nuove norme.

Cosa devono sapere le famiglie

Le famiglie sono chiamate a un ruolo più consapevole. È importante prendere visione del regolamento d'istituto e del PTOF, partecipare alle riunioni dei genitori e mantenere un dialogo costante con i docenti. In caso di sanzioni disciplinari, i genitori hanno diritto a essere informati e a partecipare ai procedimenti che riguardano i propri figli, come sancito dallo Statuto delle Studentesse e degli Studenti (D.P.R. 249/1998).

La riforma del voto in condotta rappresenta un cambio di rotta significativo nella scuola italiana, con l'obiettivo dichiarato di responsabilizzare gli studenti e restituire autorevolezza all'istituzione scolastica. Resta da vedere come verrà applicata nei singoli istituti e quali effetti produrrà nel medio-lungo periodo.

Tags: scuola insegnanti studenti
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