Torna il fantasma della didattica a distanza, questa volta non per un'emergenza sanitaria ma per la crisi energetica legata al conflitto in Medio Oriente. A lanciare la proposta è Marcello Pacifico, presidente nazionale di ANIEF, che ha ipotizzato un ritorno alla DAD a partire dal 1° maggio 2026 per l'ultimo mese dell'anno scolastico, abbinato allo smart working per tutto il personale scolastico.
Il contesto: la crisi di Hormuz e il razionamento dei carburanti
La proposta nasce da un quadro concreto. Dal 4 aprile, Air BP Italia ha introdotto un regime di razionamento del cherosene in quattro aeroporti del Nord — Bologna, Milano Linate, Venezia e Treviso — con tetti di rifornimento formalizzati tramite NOTAM ufficiali. A monte c'è l'instabilità dello Stretto di Hormuz, il corridoio di 39 chilometri tra Iran e Oman attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, reso operativamente incerto dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran esploso a fine febbraio.
Secondo Pacifico, la crisi energetica potrebbe portare l'Italia a un tasso di inflazione molto elevato entro giugno. Per questo, Governo e Parlamento potrebbero valutare misure straordinarie di risparmio, tra cui la razionalizzazione di luce, gas e petrolio e il ricorso allo smart working generalizzato per i dipendenti pubblici, con la DAD come conseguenza diretta per il mondo scolastico.
La proposta ANIEF: DAD e smart working dal 1° maggio
Il piano delineato da ANIEF si articola in due misure coordinate: didattica a distanza per gli studenti e smart working per docenti e personale ATA, da attivare contestualmente a partire dal primo maggio. Pacifico ha precisato che la scuola dovrebbe comunque essere "l'ultima a chiudere", auspicando che la situazione non si deteriori al punto da rendere necessaria la misura prima del termine naturale dell'anno scolastico.
Va però sottolineato con chiarezza: al momento non esiste alcun provvedimento governativo in tal senso. Nessuna circolare ministeriale, nessun atto ufficiale. Si tratta di uno scenario ipotetico sollevato da un sindacato, non di una decisione già presa. Le famiglie e il personale scolastico possono stare tranquilli: le lezioni in presenza continuano regolarmente.
Le critiche: "La scuola non è uno strumento di risparmio energetico"
La proposta ha immediatamente acceso il dibattito. Le reti nazionali per la scuola in presenza, nate dopo l'esperienza del Covid-19, hanno espresso netta contrarietà. Il ragionamento critico è semplice: se l'obiettivo è ridurre i consumi energetici, la scuola è il bersaglio sbagliato. Con la stessa logica, si dovrebbero fermare prima acciaierie, centri commerciali e compagnie aeree, realtà con consumi enormemente superiori a quelli di un edificio scolastico. Il messaggio è netto: la scuola non può essere usata come leva di aggiustamento macroeconomico.
Cosa succederà nelle prossime settimane
Le vacanze pasquali hanno coinvolto tutte le regioni dal 2 al 7 aprile. Con il 1° maggio che cade di venerdì — Festa dei Lavoratori — e il possibile ponte del 2 maggio, l'ultimo mese effettivo di lezioni si concentra tra metà maggio e la prima decade di giugno. Se la crisi energetica dovesse aggravarsi ulteriormente, il tema DAD potrebbe spostarsi dall'ambito sindacale a quello parlamentare. Per ora, il calendario scolastico non subisce variazioni.