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Aggressione a scuola, Valditara: "I social ai minori sono il vero problema"

27 marzo 2026 di Vincenzo Schirripa

L'accoltellamento di una docente da parte di uno studente tredicenne nella provincia di Bergamo ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nelle scuole italiane. Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara non ha usato mezzi termini nel commentare l'episodio, puntando il dito contro quello che considera il vero nodo del problema: l'accesso incontrollato dei minori alle piattaforme social.

La battaglia contro i social network

Per Valditara, la questione è chiara: i social media rappresentano una minaccia devastante per i giovani, alimentando fenomeni di odio e sfide estreme che stanno mettendo a rischio un'intera generazione. Il ministro ha ribadito l'urgenza di approvare la proposta di legge bipartisan attualmente in discussione in Parlamento per vietare l'accesso ai social ai più piccoli, sottolineando come non sia più possibile rimandare questa decisione.

Ma il titolare di Viale Trastevere non si ferma alle misure legislative. Secondo il ministro, è necessaria una vera rivoluzione culturale che coinvolga non solo le istituzioni, ma l'intera società civile e le famiglie. Nel frattempo, l'indicazione è quella di applicare rigorosamente le norme già esistenti, responsabilizzando i genitori e proseguendo con i progetti di educazione al rispetto nelle scuole.

Il limite della scuola e il ruolo delle famiglie

Valditara ha voluto sottolineare i limiti strutturali del sistema scolastico di fronte a certe emergenze educative. Il riferimento al caso specifico è stato diretto: quando un ragazzo esce di casa con un'arma da taglio di grandi dimensioni senza che nessun familiare se ne accorga, è evidente che il problema va ben oltre i cancelli della scuola.

Il ministro ha quindi rilanciato l'importanza del supporto psicologico per gli studenti in difficoltà, una misura che il suo dicastero sta portando avanti attraverso progetti mirati, ma che non può essere l'unica risposta a fenomeni così complessi.

Metal detector: strumento necessario, non repressione

Sul fronte delle misure di sicurezza, Valditara ha difeso a spada tratta l'introduzione dei metal detector negli istituti scolastici, respingendo le critiche dell'opposizione che parla di deriva repressiva. La domanda posta dal ministro è stata provocatoria ma efficace: cosa non dovrebbe essere "represso"? Il porto di armi in classe?

La norma prevede che le scuole possano richiedere l'installazione di questi dispositivi quando ne ravvisino la necessità, pur riconoscendo che non sempre è possibile prevedere episodi di violenza come quello bergamasco. Si tratta di uno strumento in più a disposizione dei dirigenti scolastici, non di un obbligo generalizzato.

Il ministro ha infine annunciato la sua intenzione di recarsi personalmente nell'istituto teatro dell'aggressione, confermando l'attenzione massima del Ministero per un caso che rischia di aprire nuovi interrogativi sulla sicurezza del personale scolastico e sulla gestione delle situazioni di emergenza comportamentale tra gli studenti più giovani.

Tags: scuola Valditara
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