La Confederazione Unitaria di Base prende una netta posizione contro la militarizzazione e la penetrazione dell'economia di guerra nel sistema scolastico e universitario. Il contributo, a firma di Federico Giusti, rientra nelle iniziative della giornata di mobilitazione lanciata dall'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.
In base alla ricostruzione della CUB, la protesta in piazza risponde alla propaganda bellica, alle reinterpretazioni della storia, all'aumento degli stanziamenti militari e al drenaggio di risorse pubbliche dal welfare all'industria bellica. Il sindacato denuncia il sistema di erogazione dei fondi destinati alla ricerca scientifica, subordinato a profitti e opportunità finanziarie pubbliche e private, il che rende l'autonomia e la libertà accademica un mero principio formale visti i legami stilati tra scuole, università e imprese della difesa.
Nel corso della manifestazione è stato sottolineato come questa tendenza superi il semplice piano dei singoli accordi o delle incursioni di aziende belliche nelle classi, delineando un disegno globale per azzerare la separazione tra sfera civile e militare. Un volume pubblicato di recente prende in esame l'intreccio tra guerra, mercato e formazione, mostrando come negli anni siano stati avvantaggiati determinati indirizzi di studio e discipline, orientando i finanziamenti e incentivando gli interventi di esponenti delle forze armate nelle strutture formative.
Lo sguardo del sindacato si concentra anche sulla futura legge di Bilancio, contestata per il preannunciato aumento delle spese per gli armamenti oltre i limiti ordinari a scapito della scuola e della sanità pubblica, ponendo le premesse per nuove privatizzazioni. Parallelamente, la CUB rileva come i blocchi e le occupazioni in scuole e atenei siano diventati bersaglio di iniziative repressive, contrassegnate dall'introduzione di nuovi reati e provvedimenti punitivi contro gli studenti in protesta.



