Continua la fuga dei cervelli. A frenare l'attrattività del territorio sono i salari, i brevetti e i laureati che vanno via dalla regione. È quanto emerge dall'analisi della Camera di commercio dell'Umbria, basata sulla fotografia del Bes (il benessere equo e sostenibile) dei territori 2025 dell'Istat.
L'indagine descrive un'Umbria che supera la media nazionale in trenta indicatori territoriali su sessanta, mentre si colloca sotto in quattordici e non presenta differenze significative nei sedici restanti. Tuttavia, accanto a diversi punti di forza, spicca il dato relativo all'attrattività: nel 2023 il saldo migratorio dei laureati italiani tra i 25 e i 39 anni si è attestato a -14,7 per mille, a fronte del +0,3 registrato in Toscana e del -13,7 delle Marche. Tale indicatore misura i trasferimenti di residenza verso altre regioni italiane e verso l'estero, che non riguardano soltanto gli espatri.
Nel dettaglio del periodo compreso tra il 2019 e il 2025, come riporta La Nazione, l'Umbria ha perso circa 2.700 laureati nella fascia d'età tra i 25 e i 34 anni, considerando complessivamente i trasferimenti fuori regione e all'estero.
Istruzione alta e occupazione favorevole
Sul fronte dell'istruzione e della formazione, i dati regionali risultano particolarmente positivi. Nel 2024 il 75,9% dei residenti tra i 25 e i 64 anni possedeva almeno un diploma, superando il 72,2% del Centro e il 66,7% della media nazionale. Tra i giovani tra i 25 e i 39 anni, i laureati rappresentavano il 35,3% (contro il 34,2% del Centro e il 30,9% italiano), mentre il tasso di passaggio all'università registrato nel 2022 raggiungeva il 59,8% a fronte del 51,7% nazionale.
In calo anche la quota di giovani che non lavorano e non studiano, attestatasi al 10,1% nel 2024 rispetto al 15,2% registrato a livello italiano. Anche la partecipazione al mercato del lavoro mostra segnali positivi: nel 2024 gli occupati tra i 20 e i 64 anni erano il 73,4% in Umbria, superando il 71,9% del Centro e il 67,1% del dato nazionale.
Il nodo delle retribuzioni
A fronte di indicatori favorevoli su istruzione e occupazione, il confronto sui redditi da lavoro evidenzia una criticità rilevante. Nel 2023 la retribuzione media annua dei dipendenti si è fermata a 20.993 euro, registrando 1.994 euro in meno rispetto alla media del Centro e 2.637 euro in meno rispetto a quella nazionale.
Il dato risente di diversi fattori legati a settori, contratti e giornate retribuite, senza indicare direttamente la paga oraria a parità di mansione. Nelle Marche le retribuzioni si attestavano a 20.956 euro, mentre in Toscana salivano a 22.388 euro: l'Umbria risulta dunque allineata alle prime ma si posiziona 1.395 euro sotto la seconda. Per quanto riguarda invece il reddito disponibile equivalente mediano, nel 2022 il valore regionale era di 19.700 euro, a fronte dei 19.500 euro stimati per l'area del Centro.
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