Il progetto Forestami riceve il riconoscimento internazionale delle Nazioni Unite e viene inserito tra i progetti mondiali per il ripristino degli ecosistemi. Alla Cop17 sulla biodiversità, in corso a Yerevan in Armenia, l'iniziativa promossa da Città Metropolitana ha ottenuto il titolo di World Restoration Flagship, come riportato da Il Giorno.
L'iniziativa rappresenta l'unico progetto europeo premiato nel 2026, affiancando esperienze analoghe avviate in Cina, Colombia, Etiopia e Stati Uniti. La sfida è partita nel 2018 con l'obiettivo di riportare la natura in un territorio fortemente segnato dal cemento, puntando a raggiungere entro il 2030 la quota di un albero per ogni abitante, aumentando del 5% la copertura arborea e recuperando 255 ettari di aree urbane.
Gli obiettivi e il valore ambientale
La trasformazione delle zone urbanizzate in infrastrutture verdi risponde a una necessità precisa: in una delle aree più densamente edificate e inquinate d'Italia, la vegetazione contribuisce a contenere le temperature, a contrastare le isole di calore, a migliorare la qualità dell'aria e a sostenere la biodiversità. Gli interventi sul territorio coinvolgono diverse località, da Pozzo a Cernusco.
“Forestami nasce dall’idea di riportare la natura in città”, spiega Stefano Boeri, ideatore e fondatore del progetto, sottolineando come alberi e vegetazione debbano integrarsi nelle infrastrutture urbane per ridisegnare strade, spazi pubblici e quartieri grazie alla collaborazione tra istituzioni, Comuni, imprese e comunità.
A ritirare il riconoscimento in Armenia è stata Maria Chiara Pastore, direttrice scientifica di Forestami e docente del Politecnico di Milano: “Il riconoscimento dà visibilità a un lavoro che parte da una domanda concreta: come rendere le nostre città più capaci di accogliere e sostenere la natura?”, ha commentato.
Il titolo assegnato dall'Onu rientra nel Decennio per il ripristino degli ecosistemi 2021-2030, promosso dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente e dalla Fao, un programma che riunisce complessivamente 35 progetti nel mondo per recuperare oltre 74 milioni di ettari.
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