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Proteste a scuola: il CNDDU chiede regole chiare e 300 milioni

Il CNDDU interviene sulle proteste e sullo sciopero del 30 ottobre 2026, chiedendo di distinguere tra le forme di mobilitazione e un piano da 300 milioni annui per le famiglie fragili.

Redazione 30 ottobre 2026 · 18:15 3 min di lettura

Distinguere la protesta studentesca dallo sciopero dei lavoratori, garantire l'accesso alle lezioni e sostenere le famiglie nei costi dell'istruzione. Sono le richieste avanzate dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) in un comunicato diffuso in occasione delle manifestazioni e dello sciopero generale di venerdì 30 ottobre 2026.

Il Coordinamento richiama alcuni episodi registrati a Bologna, basandosi sulle cronache giornalistiche, che evidenziano accessi bloccati in diversi istituti superiori e persino cassonetti collocati davanti a un edificio scolastico per ostacolare l'ingresso. Secondo il CNDDU, le ragioni sociali della mobilitazione non giustificano azioni che impediscano ad altri studenti di frequentare regolarmente le lezioni.

La questione dello «sciopero degli studenti» e delle assenze

Al centro dell'intervento c'è anche l'uso dell'espressione «sciopero degli studenti», che il CNDDU invita a non equiparare allo sciopero dei lavoratori, il quale riguarda l'astensione da una prestazione lavorativa. La partecipazione a un corteo durante l'orario scolastico, infatti, non sospende di per sé gli obblighi di frequenza.

Condizioni diverse che, sottolinea il Coordinamento, richiedono una lettura precisa delle responsabilità individuali e istituzionali. Sul piano operativo, viene sollecitato il Ministero dell'Istruzione e del Merito affinché chiarisca la gestione delle assenze legate alle manifestazioni e dei casi di accesso ostacolato, chiedendo che le eventuali responsabilità siano accertate individualmente nel rispetto delle procedure, delle competenze dei dirigenti e dei regolamenti scolastici, senza automatismi o giustificazioni collettive.

La proposta: un piano triennale da 300 milioni per le famiglie fragili

La posizione del CNDDU non si ferma agli aspetti disciplinari, ma punta a non ridurre il disagio giovanile a un mero problema di ordine interno. Nel mirino ci sono i costi di trasporti, libri e strumenti digitali, indicati come fattori che accentuano le disuguaglianze nell'accesso all'istruzione.

La proposta avanzata è un piano triennale di sostegno all'istruzione secondaria, basato su 300 milioni di euro aggiuntivi all'anno — per un totale di 900 milioni — destinati in via prioritaria agli studenti delle famiglie economicamente più fragili. Le risorse dovrebbero coprire spese documentate per il trasporto, il materiale didattico e gli strumenti necessari alla frequenza, integrando i finanziamenti esistenti senza duplicarli.

Per quanto riguarda la copertura finanziaria, il CNDDU suggerisce di individuare le risorse nella prossima manovra di bilancio attraverso una revisione delle spese fiscali e delle agevolazioni prive di un'adeguata valutazione di efficacia, con una relazione tecnica a certificarne la sostenibilità. La distribuzione degli aiuti dovrebbe seguire criteri economici e territoriali trasparenti, con un'attenzione particolare alle aree interne e ai territori caratterizzati da elevati costi di spostamento, prevedendo inoltre una verifica annuale per misurare i beneficiari raggiunti, la riduzione delle spese familiari e gli effetti concreti sulla frequenza scolastica.

Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale a scopo illustrativo: non ritrae persone, luoghi o istituti reali citati nell'articolo.

Tags: scuola studenti cronaca
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