Le retribuzioni nel comparto della conoscenza non riescono a tenere il passo del carovita. A denunciare la situazione è la Flc Cgil, che ha presentato il report intitolato “Conoscenza sottocosto”, evidenziando come i salari siano erosi da inflazione e fiscal drag.

Secondo i dati diffusi dal sindacato, nel quinquennio compreso tra il 2022 e il 2027 il potere d'acquisto di chi lavora nella scuola, nell'università, nella ricerca, nei conservatori e nelle accademie è drasticamente diminuito. Come sottolineato dalla segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi, a fronte di un'inflazione al 25,67%, gli aumenti contrattuali si sono fermati all'11,83%, registrando una perdita complessiva di 21.507 euro per lavoratore, pari a 3.385 euro l'anno e 276 euro al mese.

I costi della professione e il peso del precariato

Il quadro retributivo si inserisce in un contesto segnato da spese crescenti per il personale, a cominciare dai costi per gli spostamenti tra sedi diverse, aggravati dall'aumento del prezzo del carburante, e dalle spese per gli affitti nelle grandi città. Nelle aree urbane a maggiore attrazione scolastica, il costo di una stanza singola o di un monolocale oscilla tra i 600 e i 900 euro mensili, incidendo in modo rilevante su stipendi d'ingresso medi compresi tra i 1.400 e i 1.600 euro netti al mese. A pesare sui conti del personale vi sono anche la mobilità territoriale legata alla presenza di oltre 300 mila precari e la riduzione della carta docente, scesa da 500 a 383 euro.

La situazione non differisce negli altri settori del comparto. Nell'università, il personale tecnico, amministrativo, bibliotecario e gli esperti linguistici hanno registrato una perdita del 12,7% del potere d'acquisto, superando i 15 mila euro di calo per lavoratore nello stesso quinquennio. Perdite analoghe si registrano nella ricerca, mentre nelle accademie e nei conservatori i docenti hanno perso fino a 5.711 euro l'anno.

La mobilitazione e lo sciopero del 20 novembre

Critiche sono state rivolte alla legge di bilancio uscita dal Consiglio dei ministri. Per la Flc Cgil nei provvedimenti non vi sono risorse adeguate per i salari, per la stabilizzazione dei precari o per il diritto allo studio. Per questo motivo, la Cgil ha proclamato uno sciopero generale per il prossimo 20 novembre, che coinciderà con la mobilitazione studentesca in difesa dell'istruzione pubblica.

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