“Che cosa chiedono gli studenti? Forse semplicemente di essere ascoltati”. Inizia con queste parole l'intervento di Federico Frati, dirigente scolastico dell'istituto superiore Piccolomini di Siena, diffuso all'indomani della proclamazione dell'occupazione da parte degli studenti.

La riflessione del dirigente analizza il disagio giovanile che emerge attraverso la protesta. Secondo quanto riportato da La Nazione, il preside evidenzia come i giovani sentano che tutto si muova sopra le loro teste e si decida per loro conto, spingendoli a prendere la parola quando il sistema mostra le sue crepe.

Nel suo intervento, il dirigente riconosce la fondatezza delle preoccupazioni dei ragazzi di fronte a un mondo adulto segnato da diseguaglianze, precarietà e crisi ambientali, pur definendo ingenua la loro piattaforma programmatica: “La loro piattaforma programmatica non ci convince, le proposte sono ingenue, ma la protesta e la loro voce non può essere liquidata con un sopracciglio sollevato”.

Frati invita a riflettere sul significato della protesta e sui limiti della scuola e dell'istruzione di massa, che se da un lato hanno fornito strumenti di comprensione della realtà, dall'altro non hanno risolto le grandi contraddizioni del presente, tra cui le tensioni geopolitiche e l'avvento dell'intelligenza artificiale.

Da qui la conclusione sulla forma scelta per la protesta: “Allora tra occupare una stanza e occupare la scuola, mio malgrado, devo ammettere che sia meglio occupare una scuola. Dall’istruzione non si dovrà mai prescindere, ma ripensarne alcuni fondamenti sembra davvero indispensabile”. Il dirigente conclude augurando agli studenti un momento di crescita e di riflessione durante l'autogestione.