C’è un tempo sospeso, denso e drammatico, lungo esattamente cinquantasette giorni. È lo spazio cronologico e morale che intercorre tra la strage di Capaci, il 23 maggio 1992, e l’attentato di via D’Amelio, il 19 luglio dello stesso anno. In quelle nove settimane, mentre la Repubblica vacillava sotto l’attacco eversivo del terrorismo mafioso, Paolo Borsellino ha camminato nella piena consapevolezza del proprio destino, trasformando la solitudine del dolore in un’indomabile ricerca di verità e consegnando ai giovani l’incrollabile fiducia nel futuro.

Quel tempo, tuttavia, non appartiene soltanto agli archivi giudiziari o alla cronaca storica. È diventato un’eredità viva, una domanda aperta rivolta direttamente alla scuola e alle istituzioni educative. Attorno a questa sfida si è sviluppato il secondo appuntamento della seconda edizione del corso di formazione nazionale «Educare con la Memoria» (anno scolastico 2026/27), intitolato «Oltre i 57 giorni: l’eredità di Paolo e Rita Borsellino nella formazione delle coscienze».

La partecipazione e gli interventi

L’iniziativa è stata promossa dalla sezione UCIIM Varese «Paolo Borsellino e Rocco Chinnici» e da UCIIM Lombardia, in stretta sinergia con le sezioni regionali di Lazio, Sicilia, Marche e Calabria. L'evento ha registrato la partecipazione di oltre 730 docenti iscritti su tutto il territorio nazionale e circa 400 tra insegnanti, dirigenti scolastici ed educatori collegati in diretta, oltre a una vasta platea che ha seguito i lavori sul canale UCIIM Media.

I lavori sono stati aperti dagli interventi istituzionali del presidente di UCIIM Varese, Filippo Tomasello, e coordinati dal consigliere della medesima sezione, Alessandro Guastella. Ad arricchire il dibattito hanno contribuito le moderatrici Maria Brancati, dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo «San Nilo» di Grottaferrata, e Elena De Pretoni, docente e referente del Centro Promozione Legalità «Falcone e Borsellino» di Bergamo.

«La memoria da sola rischia di rimanere un monumento statico. Diventa vera educazione solo quando si trasforma in un’eredità che si riceve, si custodisce e si consegna. Per i nostri studenti significa sviluppare tre azioni fondamentali: conoscere rigorosamente i fatti, esercitare un pensiero critico autonomo e assumersi una responsabilità personale nelle piccole decisioni di ogni giorno» – Maria Brancati
«Educare al bene significa comprendere che la legalità non è una disciplina astratta da memorizzare per una valutazione, ma una condizione naturale, quotidiana e respirabile dell’agire umano.»

Le testimonianze dei familiari e il valore della presenza

Il seminario ha ospitato le testimonianze dei familiari. Cecilia Fiore, figlia di Rita Borsellino, ha ripercorso le origini del cammino pubblico di sua madre, farmacista lontana dai riflettori, spinta a impegnarsi dopo l’appello di una maestra di scuola elementare di via D’Amelio nei mesi successivi alla strage, per portare conforto ai bambini del quartiere.

Parallelamente, Roberta Gatani, nipote del magistrato e direttrice de «La Casa di Paolo» a Palermo, ha evidenziato la necessità di «far scendere Falcone e Borsellino dal piedistallo degli eroi», ricordando come Paolo fosse un uomo straordinario per coraggio, fede e intuito, ma pur sempre un uomo. Roberta Gatani ha illustrato l’esperienza de La Casa di Paolo, fondata undici anni fa da Salvatore Borsellino negli ex locali della storica farmacia di famiglia al Kalsa, che opera senza fondi pubblici e ha consentito al 100% dei giovani seguiti di conseguire il titolo di studio della scuola secondaria di primo grado.

«Contro lo specchio distorto della virtualità e l’omologazione culturale non servono ulteriori slogan digitali. La risposta risiede nella presenza fisica, nell’ascolto autentico e nella relazione diretta. Nessun messaggio su WhatsApp o video sui social potrà mai sostituire il tono della voce, la profondità dello sguardo e il valore dell’esempio reale» – Cecilia Fiore

A portare il punto di vista dei giovani è stato Lorenzo Moccia, diciannovenne attivista di Libera ed ex studente dell’Istituto Comprensivo «San Nilo», che ha raccontato come l’utilizzo di storie di coetanei come quella di Giuseppe Letizia serva ad accorciare la distanza temporale e a stimolare una riflessione morale nei ragazzi.

Progetti civici e prossimi appuntamenti

Nel corso dell’incontro Emilio Corrao, genero di Rita Borsellino e rappresentante dell’associazione «Rita Borsellino ODV», ha presentato il valore simbolico della Pensilina Rossa 1522 in via D’Amelio, dedicata a cinque donne simbolo di resistenza alla violenza, e ha introdotto il progetto della «Traversata della Legalità», un viaggio educativo in nave per connettere gli studenti di diverse regioni d’Italia con Palermo.

Il ciclo «Educare con la Memoria» proseguirà il 16 novembre 2026 con il terzo appuntamento nazionale, incentrato sulla figura di don Peppe Diana attraverso la presentazione del volume «Il casalese di Dio».