Le manifestazioni di questi giorni e i recenti episodi di cronaca portano alla luce una profonda crisi educativa, segnata dalla sfiducia dei giovani nei confronti delle istituzioni e delle figure di riferimento. A porre l'accento su questa situazione è Domenico Fabio Tallarico, insegnante e rettore delle scuole Sacro Cuore, in un intervento pubblicato dal Resto del Carlino.
Secondo l'analisi, alle nuove generazioni non viene più consegnata un'idea della realtà o una prospettiva che offra speranza per il futuro. Da un lato si assiste al coinvolgimento di studenti in manifestazioni guidate da posizioni ideologiche e movimenti che riducono problemi complessi a risposte irrealizzabili. Dall'altro, nelle cronache relative alle spaccate nei negozi e agli episodi di violenza che vedono protagonisti i giovani, emerge un nichilismo digitale ed egoistico alimentato dall'idea che la felicità consista nel soddisfare ogni desiderio individuale.
La sfiducia nei confronti di scuola, famiglia e relazioni
Alla base di questo malessere vi è una diffusa mancanza di punti di riferimento stabili. Come evidenziato dal docente, la diffusione incontrollata di messaggi dimostra come i giovani si fidino ormai più dei social network che delle relazioni educative reali. La scuola viene guardata con sfiducia — pur chiedendo in piazza maggiori fondi per i docenti —, così come le famiglie, spesso segnate da dinamiche problematiche, e gli amici, in un contesto in cui molti vivono nella solitudine.
Il quadro si completa con il forte condizionamento del consumismo e la fascinazione per contenuti violenti, come i videogiochi in cui la normalità è rappresentata da azioni illegali e aggressive. Per i giovani descritti come "figli del nulla", la mancanza di un'educazione solida si è ormai trasformata in un'emergenza di aperta violenza.