Arrivano importanti prospettive per lo sviluppo di terapie antivirali ad ampio spettro grazie a una ricerca coordinata dall'Ateneo pisano, svolta insieme ai colleghi torinesi e del Piemonte Orientale. L'equipe scientifica ha isolato una serie di composti capaci di bloccare, in laboratorio, la moltiplicazione di svariati agenti patogeni respiratori, andando a colpire un meccanismo biologico sfruttato dai microbi per riprodursi.
Il lavoro accademico, diffuso sul periodico internazionale Journal of Medicinal Chemistry (DOI: 10.1021/acs.jmedchem.6c01625), analizza il comportamento di PDIA3, un enzima umano essenziale per il corretto assemblaggio e la configurazione spaziale di numerose proteine. Tale risorsa cellulare viene di fatto dirottata dai microrganismi patogeni per perfezionare le strutture glicoproteiche esterne, indispensabili per generare nuovi corpuscoli capaci di infettare l'organismo.
Il meccanismo d'azione del composto AV22
L'indagine ha permesso di isolare una nuova famiglia di sostanze in grado di inibire PDIA3, evidenziando in particolare la molecola battezzata AV22. Tale elemento ha dimostrato in laboratorio un notevole potere inibitorio a basse dosi contro ceppi appartenenti a tre distinte famiglie virali, nello specifico agenti influenzali, coronavirus e virus respiratorio sinciziale.
Dalle analisi eseguite emerge che l'azione di AV22 si esplica successivamente alla penetrazione del patogeno nell'ospite, bloccando la maturazione ottimale delle proteine esterne. Per quanto concerne i coronavirus, in particolare, la somministrazione ostacola la creazione dei legami di zolfo nella proteina Spike, generando così particelle virali fortemente menomate nella loro capacità infettiva.
Un approccio innovativo contro le infezioni
Questa strategia terapeutica si distingue dai farmaci tradizionali poiché, invece di attaccare direttamente le componenti del virus, interviene su una funzione della cellula ospite comune a più agenti infettivi per portare a termine il ciclo vitale. Una metodologia di questo tipo apre la strada a trattamenti polivalenti, potenzialmente validi contro differenti ceppi e relative mutazioni, e meno esposti al rischio di sviluppare resistenza farmacologica.
La ricerca su questa classe di molecole è stata avviata dal gruppo pisano del Dipartimento di Farmacia e del Centro Retrovirus — composto da Giulia Bononi, Erika Plicanti, Miriana Di Stefano, Lisa Piazza, Carlotta Granchi, Giulio Poli, Tiziano Tuccinardi, Valeria Di Bussolo, Giulia Freer, Mauro Pistello e Filippo Minutolo — con il sostegno iniziale di un finanziamento dell'Università di Pisa nell'ambito dei Dimostratori Tecnologici (progetto NOCARVIRUS). Il completamento delle attività è stato reso possibile da una rete di collaborazione con i professori Marco Lolli e Giorgio Gribaudo dell'Università di Torino e con il professor Davide Ferraris dell'Università del Piemonte Orientale, attraverso fondi ministeriali ed europei (PRIN2022, progetto DIRECT, e PNRR INF-ACT).
Attualmente AV22 rappresenta un composto guida per ulteriori studi e non un farmaco pronto per l’impiego clinico, in quanto la sua efficacia e la sua sicurezza dovranno essere valutate prima su modelli animali e successivamente in studi clinici.
Fonte: PisaToday